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L'uomo che è convinto dell'esistenza e della operatività della legge di causalità non può concepire l'idea di un Essere che interferisce con il corso degli eventi. A patto naturalmente che egli prenda l'ipotesi della causalità veramente sul serio

 


5 commenti:

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  • augusto villa il 11/04/2011 09:32
    ... e chi la prende..."sottogamba"?... Nono io no...
    Ciao... Professo'!!!
  • Don Pompeo Mongiello il 17/02/2011 14:31
    Sembra difficile da interpretare, eppure è facile e ne concordo
  • il 25/03/2010 19:21
  • il 04/03/2010 11:47
    Se Einstein fosse stato capace e tanto coraggioso da condurre la sua logica alle estreme conseguenze, si sarebbe accorto che la relatività è il modo nel quale ogni componente della realtà divisa si relaziona con le altre parti, e si definisce attraverso questo relazionarsi. Questo implica che debba esserci una gerarchia causale che ordina tutti i componenti dell'esistenza, e seguire questi rapporti gerarchici porta a individuare cosa ci debba essere in cima alla scala e al centro della circonferenza del reale relativo. Noi viviamo e siamo effetti e cause consequenziali; tornando a ritroso ripercorreremmo il nostro esserci nella ricerca dell'essenza per la quale esistiamo. Ma non è cosa da scienziati che si accontentano di giustificare i propri errori (vedi i contributi dati da Einstein alla scoperta del nucleare)...
  • il 03/03/2010 07:55
    Einstein era un matematico e non poteva ignorare che i molti sono la conseguenza della replicazione differenziata dell'uno e che, quindi, l'uno precede i molti e li contiene già in principio, come possibilità in divenire. Nella prospettiva metafisica l'Uno è il principio primo, ma poiché in quanto principio è causa dell'essere, deve necessariamente, come è per tutte le cause nei confronti dei loro effetti, essere oltre e più che un essere. La causa non partecipa ai propri effetti. Se vogliamo intendere Dio come fosse un essere allora occorre dire che Dio può tutto tranne che contraddire se stesso e le sue proprie leggi. Dio può eliminare un male, ma non tutto il male, perché il male è l'opportunità che ha la vita per fare il proprio lavoro muovendosi e pulsando, rendendosi disponibile alla perfezione che dev'essere capita, cercata e maturata in ogni sua possibilità.