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Esiste una conoscenza che toglie peso e portata a quello che si fa. E per la quale tutto è privo di fondamento tranne essa medesima. Pura al punto da aborrire perfino l'idea di oggetto, traduce quel sapere estremo secondo il quale fare o non fare un atto è la stessa cosa, e a cui si associa una soddisfazione altrettanto estrema: il poter ripetere, a ogni incontro, che nessuno dei gesti da noi compiuti merita la nostra adesione, che niente è avvalorato da una qualche traccia di sostanza, che la «realtà» è dell'ordine dell'insensato. Una tale conoscenza meriterebbe di essere definita postuma: opera infatti come se chi conosce fosse vivo e non vivo, essere e memoria di essere. «È già passato» dice costui di tutto ciò che compie, nell'istante stesso dell'atto, che viene così destituito per sempre di presente.

 


1 commenti:

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  • il 11/04/2010 09:22
    Cioran parla di cose che non conosce personalmente e direttamente, ma solo per letture fatte di opere che trattano della conoscenza iniziatica che non è alla sua portata di comprensione. La conoscenza dei principi mai alleggerisce la responsabilità di ciò che si compie, anche se questa è la conoscenza dell'asse fisso attorno al quale ruota la vita. L'esistenza è inconsistente solo rispetto alla Realtà assoluta della quale costituisce il riflesso capovolto e limitato, ma nel contempo è pure l'espressione della Sua illimitata volontà di perfezione e, in quanto necessaria e contingente è, a propria volta, sensata e portatrice di responsabilità, anche se a un grado diverso da quello nel quale la propria causa si trova.