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Frasi di Michael Connelly

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Nel cuore le cose non finiscono mai. La persona che me lo ha detto, ha aggiunto che era il verso di una poesia e che per lei non c'era niente di più vero. Quello che uno avesse portato dentro quelle pieghe morbide e pulsanti, ci sarebbe rimasto per sempre. Comunque fossero andate le cose, sarebbe rimasto lì, in attesa. Poteva essere una persona, un luogo, un sogno. Una missione.
Ho cinquantadue anni e anch'io ci credo. Soprattutto di notte, quando cerco di dormire senza riuscirci, ho la percezione netta di quanto siano vere quelle parole. Quando tutti i sentieri sembrano incontrarsi e rivedo la gente che ho amato e odiato, aiutato e ferito. Vedo le mani che si tendono verso di me. Riconosco la mia missione e so che non sono possibili né scorciatoie né svolte. È proprio in quei momenti che ho la certezza che nel cuore le cose non finiscono mai.



Non avevo più il distintivo, ma conservavo un'infinità di abitudini acquisite nel corso degli anni in cui l'avevo portato. Come il fumatore pentito che si fruga istintivamente in tasca in cerca di un pacchetto inesistente, avevo una gran nostalgia della sicurezza che mi procurava quel segno di riconoscimento. Per quasi trent'anni avevo fatto parte di un'organizzazione che aveva incoraggiato la separazione dal mondo esterno, coltivando l'etica del "noi contro gli altri". Ora ne ero fuori, ero stato scomunicato, appartenevo all'universo degli "altri".
In tutti quei mesi non c'era stato giorno in cui la mia decisione non mi avesse provocato sentimenti contrastanti, da una parte il rimpianto, dall'altra il sollievo di essermi lasciato alle spalle il Dipartimento. La mia attività principale era quella di tenere ben distinta quella che era stata la mia attività professionale dalla mia missione personale. Per molto tempo avevo creduto che le due cose fossero inscindibili. Ma nel corso del tempo mi ero reso conto che uno dei due aspetti, e più precisamente la mia missione, aveva finito per oscurare l'altro. Distintivo o no, io stavo dalla parte delle vittime.



Quando era un agente FBI, portava dentro di sé una riserva inesauribile di odio per gli uomini a cui dava la caccia. Aveva visto con i suoi occhi ciò che avevano fatto e voleva che pagassero per le orribili manifestazioni delle loro fantasie. Un debito di sangue dev'essere pagato col sangue. Per questo nell'unità serial killer del Bureau gli agenti definivano ciò che facevano <<lavoro di sangue.>> Non c'era altro modo per descriverlo. E così la pressione si accumulava, ogni volta che uno di loro non pagava. Ogni volta che un killer gli sfuggiva. E ora era successo a Gloria Torres. Lui era vivo perché lei era stata cancellata dal male.



Si allontanò dalla vetrata e andò alla porta. Fuori dal ricovero la strada brulicava di gente. Il popolo della notte. I feriti e i disadattati. Gente che si nascondeva dagli altri e si nascondeva da se stessa. Gente che scappava dal passato, dalle cose che aveva fatto e da quelle che non aveva fatto. [...]
Decise di cercare l'uomo fuori da lì. Non sapeva che reazione avrebbe provocato la notizia che portava. Non sapeva se avrebbe tirato Verloren fuori dal suo buco o lo avrebbe spinto più a fondo. Forse niente poteva più aiutarlo, ormai. Ma glielo voleva dire lo stesso. Il mondo era pieno di gente che non era capace di andare oltre. Non c'era fine o non c'era pace. La libertà non ti libera, ma puoi sempre andare oltre. Era questo che Bosch gli avrebbe detto. Puoi dirigerti verso la luce, arrampicarti, scavare e combattere per trovare la via per uscire dal buco.



"Una volta qualcuno chiese a uno scultore come riuscisse a trasformare un blocco di marmo nella statua di una bella donna. E lui rispose che era facile: la statua era già dentro il blocco. Gli bastava togliere con lo scalpello tutto ciò che non era la donna."



Felice l'uomo che trova rifugio in se stesso.



Nell'esercito si diceva che tu vai al fronte, combatti e sei ansioso di morire per gli altri uomini che ti ci hanno mandato. Bosch non aveva mai avuto quella sensazione quando si muoveva nell'oscurità dei tunnel in Vietnam. Si era sentito solo, sentiva di combattere per se stesso, per sopravvivere. Si era portato quell'impressione nel dipartimento e a volte aveva avuto il dubbio di combattere a dispetto degli uomini al vertice.



Prendere a cuore le cose è il modo di agire del vero detective. L'unica che esista.



Era come se una sorta di bomba avesse causato una frantumazione sociale, e le schegge di disadattati e disperati fossero state scagliate ovunque. Lungo tutta la strada c'erano uomini e donne urlanti, le cui grida incomprensibili erano come lugubri nonsensi nella notte. Pareva una città con le proprie regole e le proprie ragioni, una città lacerata, con una ferita tanto profonda che le bende che le missioni vi applicavano non potevano fermare l'emorragia.