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Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento. L'altro giorno la Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d'aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti? » E io istintivamente ho risposto «No! » Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono stato nell'Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa.
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini - chi sa chi sono? - coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell'erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia.

 


8 commenti:

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  • il 16/07/2011 20:55
    Delittuoso... se non si ha nulla dire va bene.
    Immaginate se De André avesse avuto 10 anni vita in più cosa ci avrebbe lasciato.
  • Francesca La Torre il 05/07/2011 13:26
    il concetto espresso e' perfetto, ma per dirlo a sessantasei anni, vuol dire che e' un'affermazione di altri, ai nostri giorni, si puo' spostare ancora di venti anni!
  • il 21/05/2011 13:47
    La consapevolezza dell'essere parte di una sinfonia. In cui uno strumento suona, e poi in silenzio ascolta... Uomo da ammirare, nel miracolo della vita che ha spremuto sino all'intima realtà che le ha attribuito. Hanno visto molto i suoi occhi, e fortunatamente la mente ha elaborato nella maniera migliore. E le sue lezioni potranno ispirare chi come lui, ha voglia di cercare risposte
  • grazia savonelli il 07/03/2011 13:11
    non è facile avvicinarsi alla morte con serenità ed anche se essa come viene accennata
    conclude un ciclo naturale ammiro questa serenità raggiunta dall'autore. è un discorso profondo che mi piacerebbe discutere ad ampio raggio a voi ciao grazia
  • il 09/12/2010 12:34
    Quando lui scrisse questi appunti io non sapevo ancora della sua malattia. L'avevo incontrato nel 1999 sulla Montagna Pistoiese, a Maresca, dove l'avevo conosciuto nel corso della premiazione dei finalisti di Bando Letterario al quale avevo partecipato e dove lui era presente come spettatore. Tiziano apprezzò moltissimo la mia poesia premiata, scritta nel 1993, e che era arrivata ultima. Anzi fu la sola poesia che, appena finirono di leggere, urlò: "Fantastica"! Io allora non lo conoscevo e non sapevo chi fosse quel "matto" tutto vestito di bianco e con una barba folta al quale era piaciuta la mia poesia. Poi apprezzai quello che scriveva e si divenne "amici", diciamo "conoscenti" perchè lo incontrai più volte in questo paesino dell'appennino toscano e diverse volte mi mandò anche i saluti quando si isolava sull'Himalaia in India.
  • il 14/11/2010 03:50
    L'unico mio vantaggio è di aver sentito dalla bocca di Tiziano certi aforismi. L'ho conosciuto a Maresca sulla Montagna Pistoiese nel 1999 nel corso di una premiazione ad un Bando letterario. A lui piacque tantissmo una mia poesia (che si era classificata al 10° posto, ovvero ultima in graduatoria) al punto da mettere in crisi la giuria con un suo plateale applauso.
    Poi ci siamo incontrati diverse volte perchè io possedevo un appartamento in quella località e lui spesso veniva a Maresca dove aveva diversi amici buddisti. Poi ho cominciato ad apprezzare le sue opere perchè proprio fino a quel momento non lo conoscevo. E vi dirò che ho avuto la fortuna di conoscere un grande uomo!
  • Peter alias probity il 31/10/2010 19:52
    È in grado di far palpitare gli spiriti di tutti secondo me, ma non c'è bisogno di spirito per parlare come lui, solo di tanta onestà.
  • Michele Sarrica il 18/07/2010 21:09
    Grande autore, grande risposta! La sua spiritualità rimane come insegnamento alle generazioni presenti e future. In questo caso si rivolge a chi si accontenta di vegetare e sopravvivere.