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Parlavo vivo a un popolo di morti. Morto alloro rifiuto e chiedo oblio.

 


11 commenti:

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  • Antonella Murabito il 05/05/2014 10:33
    conosco questa sensazione.
  • il 12/01/2014 14:59
    Questa è la mia ultima poesia pubblicata sul portale. Mi sembra sia in perfetta sintonia con la citazione di Saba!

    FORMICHE

    Avvitare un pannello,
    dieci pannelli,
    cento pannelli.
    Mettere un mattone sull'altro,
    allinearlo,
    alzare un muro,
    una casa,
    un condominio che accarezza il cielo.
    Ciò che ieri comincia oggi finisce,
    dalla finestra mia s'è perso il mare,
    la nave appare dietro un angolo di casa,
    poi scompare,
    io sono perso in mezzo a un lago di cemento,
    ormai sono spariti dietro un muro
    i monti innevati dei Peloritani,
    l'azzurro intenso di quel salso mare,
    ormai sono ricordi anche lontani
    le case tremolanti di Messina,
    le immagine sparite e fiammeggianti
    dell'Etna che scorre sui suoi fianchi,
    di quel pennacchio che offuscava il cielo
    che cenere portava sulle case,
    sui poveri rioni e si stendeva a velo
    sulle nostre piantine in fila nei balconi.
    Ora rimane in cuor forte l'angoscia
    d'una città che ha memoria corta
    che non ricorda il dramma secolare:
    le scosse repentine,
    i vortici del mare.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 12. 1. 2014 0, 13)
    www. circoloculturaleluzi. net


    Salvatore Arman Santoro
    Prima di scrivere questi versi pensavo alla memoria corta della gente che dimentica facilmente che ogni 100 anni a Reggio Calabria arriva un terremoto. Cosa c'entrano le formiche? È la pazienza che loro dimostrano a ricostruire i loro formicai quando l'uomo o una tempesta gliele distrugge.
    È una metafora per dire che l'uomo in fondo è un masochista. Invece di apprendere la lezione degli avvenimenti e del tempo, si diverte a sfidare la natura e giocare con la propria vita e con quella degli altri. E la gente, quando è coinvolta nei drammi, sa solo urlare e cercare capri espiatori ma nulla ha fatto prima per impedire gli scempi che sono stati fatti a Reggio e Messina in questi ultimi 100 anni dall'ultimo devastante terremoto del 1908.
    Sono io affacciato alla mia finestra della casa, che non ho più a Reggio Calabria e che è stata coperta da tonnellate di cemento, che cerco di osservare il mare ed i monti della Sicilia, di cui un tempo godevo uno spettacolo stupendo che arrivava fino all'Etna fiammeggiante durante le sue eruzioni. Nell'ultimo anno che ci sono stato per l'ultima volta riuscivo appena a vedere un angolo di mare tra i condomini che l'avevano sommersa. E la scossa tellurica di qualche giorno indietro, identica quanto ad epicentro ed estensione (ma non ad intensità mi ha fatto ricordare la precarietà in cui vivono centinaia e centinaia di migliaia di persone nelle due città incoscientemente ignari di quello che sarebbe potuto accadere se quella scossa fosse stata di intensità maggiore.
  • Terry Di Vetta il 09/01/2014 13:28
    Come non condividere!
  • rescaldani franco il 09/01/2014 09:43
    triste anche come epitaffio ma sincero e, purtroppo veritiero
  • franco buniotto il 09/01/2014 07:20
    Un poeta che mi piace molto.
  • Tinelli Tiziano il 02/10/2012 13:09
    Minchia! s'è incazzato.
  • Grazia Denaro il 22/01/2012 01:54
    AFORISMA TRISTE.
  • Virginio Giovagnoli il 15/02/2011 16:01
    Un aforisma che mi mette addosso tanta tristezza.
    Chissà quanti e di che cosa si sta parlando ad un popolo di morti.
  • il 22/09/2010 23:04
    sono d'accordo con Marilena attenta osservazione
  • marilena il 08/08/2010 10:45
    spesso SABA viene dimenticato proprio perchè la sua poetica era sincera e legata alla quotidianità, ma qualcuno lo ricorda ancora
  • il 03/04/2010 13:22
    Non ti è stato negato...