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Cielo e inferno

La sofferenza, dalla quale nessuno è risparmiato, deve essere vissuta con dignità, non fingendo di essere superiori beandosi di essa, e giustificandola come fosse il modo per superare se stessi arrivando a toccare il cielo della felicità, perché quello non è un cielo, è l'inferno, e la debolezza di chi soffre non deve essere una buona ragione per falsificare la verità. Chi sta male e scrive come se stesse magnificamente, sparando giudizi e opinioni insostenibili a destra e a sinistra, non è un grande scrittore, ma un grande bugiardo.

 

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7 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Auro Lezzi il 11/07/2014 11:45
    Una volta scrissi: "A piedi nudi nell'anima".

    Credo che tutti noi abbiamo dovuto fronteggiare più di una volta nella nostra esistenza l'assalto del dolore, in qualsiasi forma lo si voglia intendere: dolore fisico, morale, esistenziale. Esso provoca angoscia, sofferenza, perdita di lucidità, abbandono e frustrazione. La percezione della realtà, in presenza di questo stato d'animo, diventa sempre più debole e le figure che la realtà ci mette davanti agli occhi si tra-sfigurano, ci sembra di essere naufraghi abbandonati su una zattera alla deriva. Il viaggio diventa una follia, la fuga di fronte ad una realtà che ci soffoca e ci spinge alla chiusura e all'alienazione. La sensibilità del poeta cerca di organizzare la follia nel tentativo di dominarla, di comprenderla, di organizzarla. Il conforto della poesia è la catarsi del dolore. È attraverso di essa intesa come strumento di arricchimento che si aiuta l'anima a superarlo, e si trova quella forza di capire e di ricucire brandelli di realtà, che l'annebbiamento ci aveva fatto perdere di vista. In tal modo la letteratura svolge una funzione per così dire salvifica, getta un'ancora a cui aggrapparsi per evitare la deriva, diventa una "risorsa" che permette all'uomo di camminare a piedi nudi nella propria anima, scavarne le profondità e la problematicità, confrontarsi col proprio grido di dolore e sfidarlo. Io sono dell'idea che il dolore, e qui sto parlando del dolore non fisico, non possa essere conosciuto fino in fondo se non si cerca un atto di ribellione che ne scavi le ragioni profonde e tenda al suo superamento. Il dolore è un'esperienza necessaria, ineluttabile, certamente difficile da vivere, ma se non lo si affronta, se non lo si combatte, se non si trova un modo per controllarlo, per servirsene al fine di approfondire l'esperienza di comprensione del proprio io e del mondo che ci circonda, non ci potrà mai essere via di uscita dalla prigionia.

7 commenti:

  • massimo vaj il 11/07/2014 17:46
    Vedi, Teresa, non è che mi dia noia che Ferdinando si bei delle sue sofferenze, ma dovrebbe evitare di descrivere il suo bearsi ad altri, come fosse la formula per essere felici.
  • Anonimo il 11/07/2014 16:29
    Chiedo scusa, ho fatto un pasticcio e il mio commento e' anonimo, mi identifico; sono Teresa Pisano
  • Anonimo il 11/07/2014 16:29
    Chiedo scusa, ho fatto un pasticcio e il mio commento e' anonimo, mi identifico; sono Teresa Pisano
  • Anonimo il 11/07/2014 16:29
    Chiedo scusa, ho fatto un pasticcio e il mio commento e' anonimo, mi identifico; sono Teresa Pisano
  • Anonimo il 11/07/2014 16:25
    Ma chi mai potrebbe bearsi delle proprie infermità? Ma poi perche' prendersela se a costui falsificare la verità lo fa star meglio, considerato che non si bea delle altrui infermità ma delle proprie. La dignità e' il rispetto per se stessi e, lo stesso che si suscita negli altri, ma ti dico, non affezioniamoci troppo alla nostra dignità perche' pochi o nessuno assegnano dignità e rispetto alle persone inferme, malate, vecchie; condizioni in cui si viene denudati di ogni briciola di gloriosa vanità e, quantomeno la condizione di vecchiaia arriva per tutti, o quasi. Il SANO usi discernimento poiché il malato facilmente lo perde... e queste mie, sono solo parole, parole, parole...

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    5 commenti recensioni autore: Antonio Machado


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  • Auro Lezzi il 11/07/2014 15:59
    È semplicemente la mia valutazione sull'importanza del dolore.
  • massimo vaj il 11/07/2014 12:02
    Tutto questo che relazione avrebbe col "bearsi delle proprie infermità"? Bearsi significa accettarne la presenza, non cambiarne la natura delle sue ragioni di essere. Bearsene implica il non volersene liberare. Bearsi dà il senso che ha un resistere all'evidenza del proprio soffrire per farlo apparire come fosse una beatitudine. Ci si chieda il perché si può decidere di falsificare tanto in profondità una realtà così dolorosa...

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