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La mia alba

Adesso che ho sprecato
cinque anni a Manhattan
vita in decadimento
talento zero
parlando scombiccherato
paziente e mentale
calcolatore e numero
macchina su una scrivania
autografato triplice
riassunto e tasse
obbediente pronta
scarsamente pagate
restato sul mercato
giovani i miei vent'anni
svenuto negli uffici
lacrimato su macchine da scrivere
ingannate moltitudini
in vaste cospirazioni
deodoranti navi da guerra
seria industria finanza
ogni sei settimane
chi bevesse la banca del mio sangue
innocente maligno ora
parte del mio sistema
cinque anni fatica miserabile
da 22 a 27 lavoro
non un nickel in banca
niente del tutto in mano
l'alba nasce è solamente il sole
fumi da Oriente O mia stanza da letto
sono dannato all'Inferno quale
sveglia ora squilla.

 


1 commenti:

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  • Miki Leroy il 08/09/2010 03:03
    L'interno del lavoro... quanto ho pianto su macchine da scrivere o su foglietti di carta raccattati nei bar.
    Sublime poesia