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Capinera

pagine: 12

La chiamavan Capinera
pei suoi ricci neri e belli,
stava sempre fra i monelli
per la strada tutto il dì.

Scalza e lacera una sera,
m'apprestavo a rincasar,
col visino suo di cera
me la vidi avvicinar:

"Dammi un soldo, ho tanta fame"
"Hai la mamma?" - "Non ce l'ho".
"E il tuo babbo, la tua casa?"
E lei triste "Non lo so".

Provai una stretta al cuore
e quella sera
la mia casetta accolse
Capinera.

E lei cantava, cantava giuliva,
di trilli e gridi la casa m'empiva,
ed un bel sogno nel cuor carezzavo.
La contemplavo, forse l'amavo.

Tredici anni lei compiva.
S'era fatta pensierosa.
"Pensi forse a qualche cosa che ti manca?"
"Non lo so".

Primavera,
sole e fiori.
Capinera è sempre là.
Sta affacciata e guarda fuori.

"Cosa vuoi?" - "La libertà".
"Non hai casa, non hai mamma, dove andrai?"
Rispose: "Andrò".
Con la mano piccolina l'orizzonte m'insegnò.

Provai una stretta al cuore
finchè una sera
più non trovai a casa
Capinera.

Di trilli e gridi
la casa m'empiva.
La contemplavo,
forse l'amavo.

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1 commenti:

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  • maria angela carosia il 15/11/2016 17:25
    Un capolavoro senza commento, che peccato