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Poesie di Bella Achatovna Achmadulina

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I vulcani

Tacciono i vulcani spenti.
Cade cenere nella loro pancia.
Lì riposano i gigianti, stanchi
dopo i misfatti compiuti.

È sempre più freddo il loro regno,
smepre più greve alle loro spalle,
ma di notte li visitano ancora
peccaminose visioni.

Sognano la città condannata,
ignara del proprio destino,
il basalto, che in arabescate colonne
incornicia i giardini.

Lì bambine raccolgono a bracciate
fiori sbocciati da tempo,
lì baccanti fanno cenni agli uomini
che sorseggiano il vino.

Lì impazza sempre più stupido
un festino, lì volano ingiurie.
Oh, Pompei, bambina mia,
figlia di una regina e di uno schiavo!

Prigioniera della tua buona sorte,
a chi pensavi, a cosa,
quando, intrepida, al Vesuvio
ti appoggiavi col piccolo gomito?

Non ti stancavi di ascoltarne i racconti,
sgranavi gli occhi stupiti
per non sentire i boati
del suo incontenibile amore.

E lui, con la sua fronte perspicace,
proprio allora, sul finire del giorno,
cadde ai tuoi piedi senza vita
e urlò: "Perdonami!".



Suono premonitore

Suono premonitore, da dieci giorni
ti aspetto sulla strada di Parsino
E ancora aspetto sotto la luna piena.
Suono premonitore, sei qui da qualche parte.
Cadi nella fertilità di una ferita aperta.
Perchè mi segui e ti nascondi?

Suono premonitore, per quanto grande
sia la mia colpa, grande è anche il tormento.
Quale orecchio ti ama come il mio?
Mi dice addio la luna piena.
Ma non ho un suono premonitore.
non ho un suono. Ma c'era prima?

Non dividerò con nessuno la mia luna,
e lei nessun altro amerà.
La vita scopre d'un tratto di essere in punto di morte.
Suono premonitore, eccomi
a giocare con la tua assenza sublunare.

Suono premonitore, perdonami.



Racconto sulla pioggia

Tutto il giorno la pioggia non mi lascia.
"Vattene!", io le dico rozzamente;
fa quattro passi indietro, poi, devota,
mesta mi segue come una bambina.
Come un'ala, la Pioggia alla mia schiena
s'è incollata. "Vergognati!", le dico;
"l'ortolano t'invoca lacrimando,
corri dai fiori! Che hai trovato in me?"
Intanto in giro regna un'afa cupa;
dimenticando ogni altra cosa al mondo,
la Pioggia è qui con me, mentre d'intorno
mi danzan i bambini, quasi fossi
la macchina per innaffiare i prati.
M'infilo in un caffè, dentro una nicchia.
Alla finestra, come un accattone,
mi aspetta. Ed all'uscita mi castiga
con uno schiaffo umido sul viso;
ma subito la Pioggia audace e triste
mi lascia sulle labbra un bacio fresco,
che ha il profumo del cucciolo bagnato.
Son buffa col mio fradicio scialletto
legato al collo, mentre sulla spalla
siede la Pioggia come una bertuccia,
e la città si turba; con un dito
mi solletica un lobo. Tutto è secco.
Io sola son bagnata fino alle ossa



Non dedicarmi troppo tempo...

Non dedicarmi troppo tempo,
non pormi tante domande.
Non sfiorare la mia mano
con i tuoi occhi buoni, fedeli.

Non seguirmi in primavera
lungo le pozzanghere.
Lo so: una volta ancora, nulla
verrà fuori da questo incontro.

Forse pensi: è per superbia
che non mi vuole amico.
Non la superbia-l'amarezza
tiene così alta la mia testa.





Poesie Bella Achatovna Achmadulina è una poetessa russa.