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Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

 


7 commenti:

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  • Giancarlo Cerbo il 13/10/2013 18:57
    Bellissima, l'ultima strofa è incredibile
  • claudia il 20/10/2011 11:57
    Quanti ricordi della mio professoressa di Italiano al Liceo... Ottima insegnante con lei non si poteva imparare... e questa è stata la prima poesia di Montale con cui a iniziato la prima lezione alla 1° Liceo...
  • rosaria esposito il 12/06/2011 21:49
    il Nobel non si assegna per caso..
  • il 27/06/2010 10:34
    Meravigliosa, straordinaria... divina!
  • adriano pasquale il 24/03/2010 15:40
    Sì, gli ultimi versi sono un'estasi..
  • fabio martini il 31/01/2010 07:59
    talmente bella tutta che mi prende sempre una sindrome di stendhal cosi' difficile da allontanare...
  • il 01/12/2009 08:40
    Magistrale l'ultima strofa... poesia che mi piacque fin da ragazzo; ora la capisco anche meglio come tutta la vita e il suo travaglio...