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Poesie di Francesco de Gregori

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Lettera da un cosmodromo messicano

Il bosco piano piano,
si riprende le case.
Sono immobili gli aeroplani,
negli aeroporti sotto alla luna.
Ammutoliscono i cani,
sulla groppa delle montagne,
sono disperse le greggi,
abbandonati i pastori.
Io vivo fuori,
in questo cosmodromo messicano.
Tutto è forte e chiaro,
il cielo è un gigante,
la vita è un acquario
la luce è immensa.



Santa Lucia

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito.

Santa Lucia per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l'anima e le ali.

Per chi vive all'incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia.

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
è un ragazzino al secondo piano che canta,
ride e stona, perchè vada lontano,
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,
anche la solitudine



Babbo in prigione

Stella guarda la luna
la luna guarda Stella
la notte è bella
è bella e profumata
di aranciata e di menta
Stella è contenta
che babbo se n'è andato
che babbo è via lontano
e mamma lava i piatti e canta piano.



Atlantide

Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
e ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza
in fondo all'anima,
nasconde sotto il letto barattoli
di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe.
Lui adeso vive in California
da sette anni sotto una veranda
ad aspettare le nuvole,
è diventato un grosso suonatore
di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa,
quando le dice "tu sei quella con cui vivere"
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra.
E lui adesso vive nel terzo raggio
dove ha imparato a non fare più domande
del tipo "conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?"
io la conobbi un giorno ed imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell'amore.
Così pensava l'uomo di passaggio
mentre volava alto nel cielo di Napoli
"rubatele i soldi, rubatele anche i ricordi
ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità.
Ditele che l'ho perduta quando l'ho capita,
ditele che la perdono per averla tradita."