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La voce, in corso Francia

Nel mattino d'ottobre, silenzioso,
in mezzo ai platani frondosi ancora
di corso Francia sorse d'improvviso
e serpeggiò lunghissima e leggera
di foglia in foglia una voce: interrotta
ora e flebile, ora il gemito dolce
d'amore, ora disfrenato e fervido
il racconto del viaggio sul fiume
torbido e ondoso, fra cannucce e salici
e asfodeli funebri e luminosi
e il rapido strisciare di una serpe
e fragoroso il sorgere delle ali
di uno smergo furioso, e, infine, l'antro
al margine delle acque, di dorato
tufo, caldo, dove paziente aspetta
l'apparizione del suo dio segreto
e distratto, che la deflorò rapido
nell'aprile di gigli e rose un anno
prima o un'altra primavera ancora
più antica: e si perde e poi ritorna
più forte ed insistente, infine solo
sillabe rotte, mentre irrompe il traffico
d'auto e ragazzi e il vento che violento
addensa nubi dolorose e acceca
ogni parola.

 


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