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A Scandiano

De la prona stagion ne i dí più tardi
Che le rose sfioriro e i laureti,
Quando cavalleria cinge i codardi
E al valor civiltà mette divieti,
A te, Scandian, faro gentil che ardi
Ne l'immensa al pensiero epica Teti,
O rocca de' Fogliani e de' Boiardi,
Terra di sapïenti e di poeti,
Io vengo: a tergo mi lasciai la grama
Che il mondo dice poesia, lasciai
I deliri a cui par che dietro agogni
L'età malata. Io sento che mi chiama
De' secoli la voce, e risognai
La verità de i grandi antichi sogni.

 


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