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Il sonetto

Dante il mover gli diè del cherubino
E d'aere azzurro e d'òr lo circonfuse:
Petrarca il pianto del suo cor, divino
Rio che pe' versi mormora, gl'infuse.

La mantuana ambrosia e 'l venosino
Miel gl'impetrò da le tiburti muse
Torquato; e come strale adamantino
Contro i servi e i tiranni Alfier lo schiuse.

La nota Ugo gli diè de' rusignoli
Sotto i ionii cipressi, e de l'acanto
Cinsel fiorito a' suoi materni soli.

Sesto io no, ma postremo, estasi e pianto
E profumo, ira ed arte, a' miei dì soli
Memore innovo ed a i sepolcri canto.

 


2 commenti:

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  • giuseppe gianpaolo casarini il 26/08/2012 09:01
    La somma arte poetica sta racchiusa in questo sonetto fior da fiore dei sonetti.. insuperabile Giosue
  • roberto caterina il 15/08/2011 09:54
    Bella questa descrizione del sonetto. Era apparsa in copertina su un libro di sonetti, appunto a cura di Lavagetto, qualche tempo fa...