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Per Eduardo Corazzini

pagine: 12345

Dunque d'Europa nel servil destino
Tu il riso atroce e santo
O di Ferney signore, e, cittadino
Tu di Ginevra, il pianto

Messaggeri inviaste, onde gioioso
Abbatté poi Parigi
E la nera Bastiglia e il radioso
Scettro di san Luigi.

Dunque, tra 'l ferro e 'l fuoco, al piano al monte,
Cantando in fieri accenti,
Co' piedi scalzi e la vittoria in fronte
E le bandiere a' venti,

Vide il mondo passar le tue legioni,
O repubblica altera,
E spazzare a sè innanzi altari e troni,
Come fior la bufera;

Perché, su via di sangue e di tenèbre
Smarriti i figli tuoi
E mutata ad un'upupa funèbre
L'aquila de gli eroi,

Là ne colli sabini, esercitati
Dal piè de l'immortale
Storia, tu distendessi i neri agguati,
Masnadiera papale,

E, lui servendo che mentisce Iddio,
Francia, a le madri annose
Tu spegnessi i figliuoli et il desio
Di lor vita a le spose,

E noi per te di pianto e di rossore
Macchiassimo la guancia,
Noi cresciuti al tuo libero splendore,
Noi che t'amammo, o Francia?

Ahi lasso! Ma de' tuoi monti a l'aprico
Aer e nel chiostro ameno
Più non ti rivedrò, mio dolce amico,
Come al tempo sereno.

Per l'alpestre cammino io ti seguia;
E 'l tuo fucil di certi
Colpi il silenzio ad or ad or fería
De' valloni deserti.

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1 commenti:

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  • il 08/10/2010 19:05
    Letta d'un fiato... bravo Carducci... ti leggo sempre con ammirazione...