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La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Nè io... che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.

 


14 commenti:

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  • Alessia Lombardi il 08/05/2012 16:01
    Suggestiva
  • Stefano Saccinto il 07/11/2011 20:19
    La leggevo ogni sera prima di andare a dormire, da bambino.
  • SALVATORE ROMEO il 05/04/2011 17:43
    Magici suoni di parole ataviche ancestrali che ognuno porta dentro di sè, anch'io spesso odo voci provenire da una remotissima infanzia anteriore alla coscienza e avverto l'estatica sensazione di protezione di allora! Quando tutto stava cominciando! L'idea della morte non c'era ancora o era dolcemente camuffata!
  • Donato Delfin8 il 22/02/2011 00:52
    Stupenda.
  • Virginio Giovagnoli il 27/01/2011 10:48
    Ancora una volta mi sento estasiato da questi versi quasi fossi partecipe a quello che sta descrivendo, com se stesse accadendo a me.
  • il 08/04/2010 14:11
    veramente struggente questo passaggio dagli eventi naturali a quelli vissuti dal poeta e su tutto dominante questa serenità raggiunta che è poi il ritorno al bambino alla madre alla pace interiore; è come ripercorrere il ciclo della vita al contrario mi vien in mente la stanza bianca - più che altro come associazione visiva - alla fine di 2001 Odissea nello spazio
  • Sandrino Aquilani il 02/02/2010 18:50
    Mi ha visto giovane sui banchi di scuola, bella allora più bella che mai oggi.
  • Maddalena Gatto il 04/01/2010 18:51
    Stupenda poesia di alternanze serene e tempestose proprie della vita
  • Emanuele Marcuccio il 26/09/2009 22:06
    Meravigliosa poesia!
    Considero Pascoli tra i miei poeti preferiti, qui il suono delle campane si perde come in una ninna-nanna.
  • Giuseppina Iannello il 12/09/2009 15:55
    Questa poesia esprime intensamente ed efficacemente il credo del Poeta nel sottile legame che unisce le due dimensioni: terra, cielo. "Là, voci di tenebra azzurra.../ mi sembrano canti di culla,/che fanno ch'io torni com'era.../sentivo mia madre... poi nulla... /sul far della sera." Il Poeta raggiunge la serenità, risentendo il canto della madre mente culla i figlioletti. Incontrare la mamma, i propri fratellini, significa per il Poeta, appagare una esigenza fortemente sentita. Oltre il tutto, il nulla.
  • il 16/05/2009 00:56
    E', quella infinita tempesta,
    finita in un rivo canoro.
    Dei fulmini fragili restano
    cirri di porpora e d'oro.
    O stanco dolore, riposa!

    molto bella...
  • Rosarita De Martino il 15/05/2009 21:01
    Che bella! Mi ha riportato indietro nel tempo.
  • il 28/03/2009 05:55
    "E', quella infinita tempesta,
    finita in un rivo canoro.
    Dei fulmini fragili restano
    cirri di porpora e d'oro."

    Novenari in rima alterna di toccante suggestione...
  • Roberta P. il 21/03/2009 14:55
    La prima volta che ho avuto il piacere di conoscerla, è stata ne "Il libro degli autori", alle scuole medie... bellissima!