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Ultimo sogno

Da un immoto fragor di carrïaggi
ferrei, moventi verso l'infinito
tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi...
un silenzio improvviso. Ero guarito.

Era spirato il nembo del mio male
in un alito. Un muovere di ciglia;
e vidi la mia madre al capezzale:
io la guardava senza meraviglia.

Libero!... inerte sì, forse, quand'io
le mani al petto sciogliere volessi:
ma non volevo. Udivasi un fruscio
sottile, assiduo, quasi di cipressi;

quasi d'un fiume che cercasse il mare
inesistente, in un immenso piano:
io ne seguiva il vano sussurrare,
sempre lo stesso, sempre più lontano.

 


3 commenti:

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  • Emiliano Francesconi il 23/06/2014 10:01
    Un sogno di morte che lascia trapelare immensa speranza di una nuova esistenza al di la' della vita!!!!! Meravigliosa, grazie maestro mio!!!!!
  • il 15/01/2010 02:45
    Una poesia allucinata, dove al senso di morte fa seguito un'idea della vita (fiume) che scorre verso una meta lontana ed oscura.
  • il 14/01/2010 19:37
    ''Libero!... inerte sì, forse, quand'io le mani al petto sciogliere volessi: ma non volevo.'' Stupenda.