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Dunja

Si volge verso l'est l'ultimo amore,
Mi abbuia da là il sangue
Con tenebra degli occhi della cerva
Che se alla propria bocca lei li volga
Fanno più martoriante
Vellutandola, l'ardere mio chiuso.

Arrotondìo d'occhi della cerva
Stupita che gli umori suoi volubili

Di avvincere con passi le comandino
Irrefrenabili di slancio.

D'un balzo, gonfi d'ira
Gli strappi, va snodandosi
Dal garbo della schiena
La cerva che diviene
Una leoparda ombrosa.

O, nuovissimo sogno, non saresti
Per immutabile innocenza innata
Pecorella d'insolita avventura?

L'ultimo amore più degli altri strazia,
Certo lo va nutrendo
Crudele il ricordare.

Sei qui. Non mi rechi l'oblio te
Che come la puledra ora vacilli,
Trepida Gambe Lunghe?

D'oltre l'oblio rechi
D'oltre il ricordo i lampi.

Capricciosa croata notte lucida
Di me vai facendo
Uno schiavo ed un re.

Un re? Più non saresti l'indomabile?

 


2 commenti:

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  • roberto caterina il 16/08/2011 17:31
    Bellissimi l'arrotondio d'occhi, i lampi del ricordo e l'oblio della notte lucida per questo ultimo amore che strazia...
  • ELISA DURANTE il 09/08/2011 06:53
    I versi centrali raccordano in modo sublime la prima e l'ultima parte di questa lirica:
    "L'ultimo amore più degli altri strazia,
    Certo lo va nutrendo
    Crudele il ricordare."