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poesie di Guido Cavalcanti

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Voi che per li occhi mi passaste 'l core

Voi che per li occhi mi passaste 'l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l'angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

È vèn tagliando di sì gran valore,
che' deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d'amor che m'ha disfatto
da' vostr'occhi gentil'presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto 'l colpo al primo tratto
che l'anima tremando si riscosse
veggendo morto 'l cor nel lato manco.





Donna me prega

Donna me prega, - per ch'eo voglio dire
d'un accidente - che sovente - è fero
ed è sì altero - ch'è chiamato amore:
sì chi lo nega - possa 'l ver sentire!
Ed a presente - conoscente - chero,
perch'io no spero - ch'om di basso core
a tal ragione porti canoscenza:
ché senza - natural dimostramento
non ho talento - di voler provare
là dove posa, e chi lo fa creare,
e qual sia sua vertute e sua potenza,
l'essenza - poi e ciascun suo movimento,
e 'l piacimento - che 'l fa dire amare,
e s'omo per vederlo po' mostrare.

In quella parte - dove sta memora
prende suo stato, - sì formato, - come
diaffan da lume, - d'una scuritate
la qual da Marte - vène, e fa demora;
elli è creato - (ed ha, sensato, - nome),
d'alma costume - e di cor volontate.
Vèn da veduta forma che s'intende,
che prende - nel possibile intelletto,
come in subietto, - loco e dimoranza.
In quella parte mai non ha possanza
perché da qualitate non descende:
resplende - in sé perpetual effetto;
non ha diletto - ma consideranza;
sì che non pote largir simiglianza.

Non è vertute, - ma da quella vène
ch'è perfezione - (ché si pone - tale),
non razionale, - ma che sente, dico;
for di salute - giudicar mantene,
ché la 'ntenzione - per ragione - vale:
discerne male - in cui è vizio amico.
Di sua potenza segue spesso morte,
se forte - la vertù fosse impedita
la quale aita - la contraria via:
non perché oppost'a naturale sia;
ma quanto che da buon perfetto tort'è
per sorte, - non po' dire om ch'aggia vita,
ché stabilita - non ha segnoria.
A simil po' valer quand'om l'oblia.

L'essere è quando - lo voler è tanto
ch'oltra misura - di natura - torna,
poi non s'adorna - di riposo mai.
Move, cangiando - color, riso in pianto,
e la figura - con paura - storna;
poco soggiorna; - ancor di lui vedrai
che 'n gente di valor lo più si trova.
La nova - qualità move sospiri,
e vol ch'om

[continua a leggere...]



Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira

Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira,
che fa tremar di chiaritate l'âre
e mena seco Amor, sì che parlare
null'omo pote, ma ciascun sospira?

O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dical'Amor, ch'i' nol savria contare:
cotanto d'umiltà donna mi pare,
ch'ogn'altra ver' di lei i' la chiam' ira.

Non si poria contar la sua piagenza,
ch'a le' s'inchin' ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose 'n noi tanta salute,
che propiamente n'aviàn conoscenza.



Io vidi li occhi dove Amor si mise

Io vidi li occhi dove Amor si mise
quando mi fece di sé pauroso,
che mi guardar com' io fosse noioso:
allora dico che 'l cor si divise;

e se non fosse che la donna rise,
i' parlerei di tal guisa doglioso,
ch'Amor medesmo ne farei cruccioso,
che fe' lo immaginar che mi conquise.

Dal ciel si mosse un spirito, in quel punto
che quella donna mi degnò guardare,
e vennesi a posar nel mio pensero:

elli mi conta sì d'Amor lo vero,
che ogni sua virtù veder mi pare
sì com' io fosse nello suo cor giunto.



Perch'i' no spero di tornar giammai

Perch'i' no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va' tu, leggera e piana,
dritt'a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu porterai novelle di sospiri
piene di dogli' e di molta paura;
ma guarda che persona non ti miri
che sia nemica di gentil natura:
ché certo per la mia disaventura
tu saresti contesa,
tanto da lei ripresa
che mi sarebbe angoscia;
dopo la morte, poscia,
pianto e novel dolore.

Tu senti, ballatetta, che la morte
mi stringe sì, che vita m'abbandona;
e senti come 'l cor si sbatte forte
per quel che ciascun spirito ragiona.
Tanto è distrutta già la mia persona,
ch'i' non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire,
mena l'anima teco
(molto di ciò ti preco)
quando uscirà del core.

Deh, ballatetta mia, a la tu' amistate
quest'anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate,
a quella bella donna a cu' ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando,
quando le se' presente:
«Questa vostra servente
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d'Amore».

Tu, voce sbigottita e deboletta
ch'esci piangendo de lo cor dolente
coll'anima e con questa ballatetta
va' ragionando della strutta mente.
Voi32 troverete una donna piacente,
di sì dolce intelletto
che vi sarà diletto
starle davanti ognora.
Anim', e tu l'adora
sempre, nel su' valore.