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Contro la morte

Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche
qualcuno ti chiama terribile e possente
Tu non lo sei affatto: perché
quelli che pensi di travolgere
in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.
Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno,
per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l'anima.
Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
l'oppio e l'incanto ci fanno dormire ugualmente,
e molto meglio del colpo che ci sferri.
Perché tanta superbia?
Perché tanta superbia? Trascorso un breve sonno,
eternamente, resteremo svegli, e la morte
non sarà più, sarai Tu a morire.

 


2 commenti:

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  • Sandrino Aquilani il 09/06/2010 15:11
    È una poesia che mette in luce con tutta l'ironia del poeta, l'eterno conflitto che aleggia tra la vita e la morte. Magistrale l'interpretazione di Arnoldo Foà, che ho prodotto e che non avuto il tempo di mettere in rete. Comunque impeccabile il commento.
  • maria anita acciarini il 09/06/2010 12:34
    è vero, la Morte ha solo una vittoria momentanea, l'esaltazione dell'attimo in cui ci toglie il battito del cuore... poi noi la contrasteremo risorgendo per l'Eternità!