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La notte ciclica

Lo sapevano gli ardui alunni di Pitagora:
come le stelle tornano ciclicamente gli uomini;
ripeteranno gli atomi fatali l'incalzante
Afrodite dorata, i tebani, le agore.

In epoche future opprimerà il centauro
col piede solidungo il petto del lapita;
fatta polvere Roma, gemerà il minotauro
nell'infinita notte del suo palazzo fetido.

Ritornerà ogni notte d'insonnia, minuziosa.
Dal medesimo ventre rinascerà la mano
che adesso scrive. Eserciti di ferro costruiranno
l'abisso (David Hume disse la stessa
cosa).

Non so se torneremo in un secondo ciclo
come le cifre d'una frazione periodica;
ma so che un misterioso rotare pitagorico
ogni notte mi lascia in un luogo del mondo

che è di periferia. Un angolo remoto
che può trovarsi a nord, oppure a sud o a ovest,
ma ha sempre un muricciolo di un pallido celeste,
un folto fico scuro e un marciapiede rotto.

 


3 commenti:

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  • giovanni serafini il 14/02/2011 12:02
    Borges è poeta che scrive per uomini di ogni tempo e traduce il tempo in emozioni. Solo pochi ci riescono. Mi ricorda Itaca di Kavafis
  • Giovanni Ibello il 02/05/2010 04:19
    ed è sui quei marciapiedi che nascono le migliori poesie...
  • Adamo Musella il 21/03/2010 13:43
    E questa notte è la stessa del passato, viviamola e doniamola al futuro.