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... E l'ore... L'ore non passavan mai!

Ero fanciullo, andavo a scuola: e un giorno
dissi a me stesso: -Non ci voglio andare-
E non ci andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto, fino a mezzogiorno.

E così spesso a scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l'ore... l'ore non passavan mai.

Il rimorso tenea tutto il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e l'ansia mi prendea d'esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore.

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all'appello (oh, il nome, il nome
mio nel silenzio!) e mi sentivo come
proteso nell'abisso dell'ignoto...

Infine io mi spingea fino ai giardini
od ai viali fuori di città;
e mi chiedevo: -Adesso chi sarà?
interrogato, Poggi o Poggiolini?

E fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario... Carlo Magno...
Rosmunda...) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano...

E quante, quante volte domandai
l'ora a un passante frettoloso; ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l'ore... l'ore non passavan mai!

 


3 commenti:

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  • rosaria esposito il 11/04/2011 19:17
    chi non ha provato la gioia e il timore di marinare la scuola? non voler essere più bambini senza essere già grandi..
  • Giacomo Scimonelli il 11/08/2010 07:53
    ... le ore che non passano mai... bellissima poesia
  • Matteo Clemente il 25/03/2010 16:20
    Ripensando, ho vissuto la stessa esperienza e la medesima angoscia del tempo che non passa, dell'incontro con chi ti riconosce, del banco vuoto e del nome che risuona senza risposta...