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Poesie di Pier Paolo Pasolini

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Suite Furlana

Un fanciullo si guarda nello specchio,
il suo occhio gli ride nero.
Non contento guarda nel rovescio
per vedere se è un corpo quella Forma.

Ma vede solo il muro liscio
o la tela di un ragno maligno.
Scuro torna a guardare nello specchio
la sua Forma, un barlume nel vetro.

Io fanciullo, guardo nello Specchio,
e il ricordo mi ride leggero,
il ricordo della mia vita viva
come erba in una nera riva.

Ma non contento guardo nel rovescio
per vedere se è qualcosa a dolermi.
Un barlume, è un barlume,
solo il bianco di un barlume...

Lì dietro il vetro, si infiamma
in mezzo a una morta campagna,
in un paese di luce, una campana
nel cuore vicina, nel tempo lontana.

Luce è la mia vita, e suonano
a festa per me nel cielo nudo,
luce è mia madre fanciulla e suona
a festa sulla sua chiara culla.

Dietro lo Specchio, mia madre fanciulla
gioca nel viottolo asciutto.
Odora gli occhi della Madonna
tra i fichi e le querce fresche di resina.

Con la collana di coralli
corre via contenta per le prodaie,
in un barlume di vita del mille
novecento e due, in un sospiro...



Dili

Ti jos, Dili, ta li cassis
a plòuf. I cians si scunìssin
pal plan verdùt.

Ti jos, tai nustris cuàrps,
la fres-cia rosada
dal timp pirdùt.

DILIO. Vedi, Dilio, sulle acacie piove. I cani si sfiatano per il piano verdino.
Vedi, fanciullo, sui nostri corpi la fresca riguada del tempo perduto.



Romancerillo

I

Figlio, oggi è Domenica,
e suonano a stormo le campane,
ma il mio cuore è come
un ramo che si sfoglia.

Per i pergolati lontani
sento Cenci cantare,
quando era ancora vivo,
nei germogli degli anni.

Ah bambino, sono con il cuore
in un bianco borgo friulano.

II

Tutto il mio vivere
è passato.
Io ero fanciulla,
e tu eri morto.

Ah perchè torni
adesso nel sonno,
e da tanti anni
dimenticato?

Tutto il mio vivere
è passato.
Tu sei un fanciullo,
e noi sogniamo.



Lo scandalo del contraddirmi...

Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
- nel pensiero, in un'ombra di azione -
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell'estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria

dell'uomo, che nell'atto s'è perduta,
a darle l'ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più.

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia...

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?



Li letanis dal biel fì

La siala a clama l'unvièr
-quant ch'a cianta la siala
dut tal mont a è clar e fer.

Lajù il sèil l'è dut serèn
-s'i ti vens cajù se ciàtitu?
Ploja, nul, un plant d'infier.





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