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Poesie di Pier Paolo Pasolini

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Ploja tai cunfìns

Fantassùt, al plòuf il Sèil
tai spolèrs dal to paìs,
tal to vis di rosa e mèil
pluvisìn al nas il mèis.

Il soreli scur di fun
sot li branchis dai moràrs
al ti brusa e sui cunfìns
tu i ti ciantis, sòul, i muàrs.

Fantassùt, al rit il Sèil
tai barcòns dal to paìs,
tal to vis di sanc e fièl
serenàt al mòur il mèis.



Lo scandalo del contraddirmi...

Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
- nel pensiero, in un'ombra di azione -
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell'estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria

dell'uomo, che nell'atto s'è perduta,
a darle l'ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più.

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia...

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?



Romancerillo

I

Figlio, oggi è Domenica,
e suonano a stormo le campane,
ma il mio cuore è come
un ramo che si sfoglia.

Per i pergolati lontani
sento Cenci cantare,
quando era ancora vivo,
nei germogli degli anni.

Ah bambino, sono con il cuore
in un bianco borgo friulano.

II

Tutto il mio vivere
è passato.
Io ero fanciulla,
e tu eri morto.

Ah perchè torni
adesso nel sonno,
e da tanti anni
dimenticato?

Tutto il mio vivere
è passato.
Tu sei un fanciullo,
e noi sogniamo.



Figlio

Figlio, la gioventù ti vive in fondo al cuore
rossa e sola, come il sole che muore.

Figlio, in fondo al cuore ti vive un po' d'amore
rosso e abbandonato, come il sole che muore.

Figlio, in fondo al cuore, Roma ti vive sola
rossa e senza amore come il sole che muore.

Figlio, se tu dormi quel po' di rosso muore
e quando ti risvegli non vedi più il sole.

Figlio, anche il perdono di Dio è un po' di sole
che ti fa trasparente e rosso e presto muore.

Figlio! biondino al sole di San Pietro che muore
di gioventù e abbandono nella tua morte mora!



L'alba meridionale

Torno, ritrovo il fenomeno della fuga
del capitale, l'epifenomeno (infimo)
dell'avanguardia. La polizia tributaria
(quasi accertamento filosofico
sugli incartamenti di un poeta)
fruga in quel fatto privato che sono i soldi,
contaminati da carità, dolenti
di inspiegabili consunzioni, e pieni
di senso di colpa, come il corpo da ragazzi:
però con mia gongolante leggerezza perché qua,
non c'è da accertare nulla, se non la mia ingenuità.
Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia
della Preistoria che a tutto ciò darà senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori...





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