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Vaudeville (Ultimo Mondo Cannibale)

E spararono al cantautore
in una notte di gioventù,
gli spararono per amore
per non farlo cantare più;
gli spararono perché era bello
ricordarselo com'era prima,
alternativo, autoridotto,
fuori dall'ottica del sistema.
Scemo, scemo.
Mentre cadeva giù dalle tasche
gli rotolavan di qua e di là
soldi di Giuda, bucce di pesche
e tante altre curiosità,
mentre cadeva, buono tra i buoni
e si anniebbiava vieppiù la vista
fece di getto due o tre canzoni,
segno che era un grande artista.
Scemo, scemo.
E spararono al cantautore
in un eccesso di gioventù,
gli spararono per ricordarlo
com'era stato e non era più.
E con il mento fra le due assi,
steso sul palco con gli occhi blu,
sentì gridare dietro quei passi
"Se lo mangiamo siam come lui".

 


3 commenti:

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  • Glauco Ballantini il 26/09/2013 15:12
    Ironia tagliente, anche autoironia. Quando il cantautore era diventato una sorta di guru, buono per tutto, anche per mangiare. Bennato ne scrisse un'altra sul tema...
  • Rocco Michele LETTINI il 26/02/2012 19:18
    SEI UNICO PROFESSOREEE!!!
  • il 31/01/2010 12:36
    Vecchioni. Grande uomo...