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Poesie di Sara Teasdale

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Febbraio

Parlavano di colui che amo
Con parole crudeli e gaie;
Le mie labbra mantennero guardia silenziosa
Su tutto quello che non potevo dire.
Udivo e giù in strada
Gli alberi solitari nella piazza
Rimanevano al vento invernale
Pazienti e spogli
Udivo... o alberi senza voci
Sotto il vento, conoscevo
L'ansiosa terribile primavera
Nascosta in voi.

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Per poco

E quando sarò andata, andata via,
il mio canto potrà forse restare
per poco, come l'onda nella scia
dopo che s'è perduta in alto mare.

Qualche notte arderà, qualche altro giorno,
dalla fragile striscia luminosa
viva di canto, che farà ritorno
al nulla poi, dimora d'ogni cosa.

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Cadrà dolce la pioggia

Cadrà dolce la pioggia e si diffonderà il profumo della terra,
le rondini voleranno in cerchio stridendo;
canteranno le rane negli stagni a notte alta,
e i pruni selvatici biancheggeranno tremuli;
i pettirossi si vestiranno di penne di fuoco,
fischiando le loro ariette sugli steccati;
e nessuno saprà della guerra, nessuno
si curerà infine quando tutto sarà compiuto,
né albero, né uccello
farà caso all'umanità morente;
e la stessa primavera, quando si leva all'alba
appena s'accorgerà che ce ne siamo andati.

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No, non è una parola

Oh no che non è una parola,
ben poco da dire ci resta:
e non è nemmeno una sola
occhiata, né un cenno di testa.
È solo un silenzio del cuore
che ha un carico troppo pesante,
è solo il risveglio di tante
memorie dal tenue sopore.

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La solitaria

Col passare degli anni s'è arricchito il mio cuore,
ed ho meno bisogno oggi di ieri
di vendere me stessa al primo compratore
o di dare parola ai miei pensieri.

Che ci sia un uomo o no, non cambia niente
se ho me stessa e da me so dove andare:
posso scalare il colle in una notte ardente
lo sciame delle stelle contemplare.

Pensino pure d'avere il mio amore,
ch'io li rimpiango, sola e senza scorta -
se giova al loro orgoglio, a me che importa?
Basto a me stessa, come pietra o fiore.

   2 commenti     di: Sara Teasdale




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