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La mia casa mi dice che sono cambiato

Case di pietre rubate alla collina
da ruvidi omoni,
pietre arse levigate dal vento.

Uguali
eppur tutte diverse
piccole e malmesse
ferite dal tempo,
come è raggrinzito il volto
sdentata la bocca
infossati e perduti gli occhi
dei miei compaesani
ormai vecchi e soli
senza speranza
di una nuova primavera.

La casa che mi vide bambino
è nascosta
dispersa nella piccola massa
imbellettata di calce bianca
come un rossetto che stona.

Un tonfo al cuore me la presenta
corrosa svuotata rimpicciolita
come le mie gambe tremule.

Tutto è piccolo anonimo
senza i mobili di castagno
usciti dalle callose mani di mio padre
senza l'odore acre di un focolare sempre acceso.

C'è solo quel balcone sull'orizzonte marino
un antico profumo
un'anima
presenze e ricordi tanti.

Mi sento smarrimento
perduto
confuso in un turbine di pensieri.

Questa non è la casa
fredda
calda
mia,
nemmeno io appartengo
più a me stesso e alla mia casa.

 

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6 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 09/09/2012 11:42
    Nella sua tristezza, traspare la speranza e la bellezza dei versi la rende sublime.
  • Raffaele Arena il 05/09/2012 23:21
    Ettore, il tuo pianto come pianta umana, perchè le sue radici sono come in rovina, è meraviglioso. Magistrale, senza voler esser lecchino o per prenderti in giro. MI ha fatto emozionare. Grazie

6 commenti:

  • Ettore Vita il 12/09/2012 11:29
    Grazie Carla.
    Per me cambia la percezione delle cose e di noi stessi. La percezione non coincide più con il ricordo archiviato tra le ragnatele del nostro cervello. Un abbraccio.
  • Anonimo il 12/09/2012 10:02
    a volte col passare del tempo i ricordi cambiano... non vengono più alimentati e si perdono nel tempo, anche quelli che vanno conservati quelli che sono le nostre radici... molto bella e sentita... un bacione
  • Ettore Vita il 09/09/2012 19:01
    Graie don Pompeo, il tuo commento mi onora. Grazie anche a Loretta che si sofferma spesso sulle mie poesiole.
  • Ettore Vita il 06/09/2012 10:09
    Caro Raffaele, grazie a te per le belle parole e la vicinanza. Sai ero partito per esprimere il concetto che le cose/le persone sono come ce le rappresentiamo. Tu hai colto un aspetto ancora più profondo o che forse mi sta più a cuore: nella vita, dopo aver cercato di compiacere gli altri, di inserirti nel mondo del lavoro, di plasmarti in funzione di chi ti sta a canto, alla fine finisci per perdere la tua identità e di non "appartenere più a te stesso".
  • Ettore Vita il 05/09/2012 20:51
    Grazie Loretta.
  • loretta margherita citarei il 05/09/2012 19:29
    belle descrizioni, suggestive immagini, apprezzatissima

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