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Pacata solitudine

O mia fanciullezza
nebbia oscurante di mesti pensieri,
non giacqui or mai più
nel cranio infestato mio di chiassoso silenzio

respingente di ogni interazione
col mondo ormai a me ostile,
forse perché osservo, e non vivo;
forse perché ascolto, e non parlo.

Ove tu giacesti o nebbia,
mia solitaria fonte fosti
di frivola ignorante felicità,
ora compaiono, a perder d'occhio la vista,

intricati dilemmi
e angosciosi sensi ingiustificati di colpa che
la testa mia fan serrare, in isolamento
e il cor mio piangere, in silenzio.

Nel mio incompreso sociale esilio
l'animo mio morendo prematuro
ormai sta dentro
e sola ma senza sofferenza paio.


O madre a me fedele,
ove un tempo giaceva l'amore verso la tua persona,
ormai insinuati si sono l'odio e il disprezzo
verso la felicità tua.

O mia innocenza perduta
mai più oscurerai
l'interior mia comprensione
del maligno mondo che

ancora intenta a far son,
vana,
nel chiassoso silenzio
e nella pacata solitudine.

 

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3 commenti:

  • marcello moiso il 15/11/2012 21:32
    C'è.. in questi versi paludati d'antico, un sentimento di struggente e fiera solitudine..
  • Alessandro il 24/10/2012 23:32
    Sospiri solitari in mezzo alla nebbia, rimpiangendo l'innocenza strappataci da questo mondo privo di tatto. Piaciuta
  • Anonimo il 24/10/2012 07:09
    ode dantesca a raccontar la tristezza dell'amica solitudine... sentita e piaciuta... bravissima

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