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Confessione neuronale a 46 bit.

Non lo riconosco, ma un viso mi appare.
È una nuvola che piange sul lago,
o una musica, più lontana,
ascoltata di notte, d'inverno.

Non lo riconosco, è un fuoco
che non è più sole, nè più peccato,
e che non è tempio.
Il vecchio asceta l'ho ucciso, ridendo.

Mi brucia, quel viso, ora piccolo ed umile.
Non mi guarda. Non è più terra nera,
capra e sangue.
Ora è donna da letto, che brucia.

E i pensieri ardono, fumano:
un comizio divorzista, il mistero della vita,
il computer che sbaglia, una notte a Calcutta.
Una birra gelata di notte.

Poi Dio: l'elettrone nel tempo,
l'emoglobina per sbaglio.
E la musica che ascolto: io
vittima, testimone, interprete, autore.

Del mistero orrendo e sublime.

 

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4 commenti:

  • aleks nightmare il 25/11/2008 11:54
    bella poesia!
  • Maurizio Gagliotti il 27/03/2008 22:21
    Non sò dire l'emozione che mi suscita non la so nominare, la dovrò approfondire. Ma è intrigante e bella proprio per questo. Bella
  • Maria Lupo il 26/09/2007 12:24
    È bellissima. Non riesco a dire altro.
  • marilena rimpatriato il 27/07/2007 21:39
    si legge tutta d'un fiato. Piacevole

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