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Cosa diverremo?

Figli dell'evoluzione... questo siamo!
Siamo scimmie
che hanno smesso di abbrancarsi
al ramo di un albero
per avvinghiarsi
allo spettro di un dio!
Siamo molecole che pensano,
creature finite
di un infinito universo!
Noi, nati per completare un ciclo
che non ci permetterà
di piangere sulla nostra tomba!
Se nulla si crea e nulla si distrugge,
cosa diverremo?
Quando assaggeremo la terra umida,
ci verrà concesso
un solo istante
di consapevole percezione
del nulla che ci attende?
Sia lodato il tempo
che ci è stato assegnato per vivere!
Quando si spezzeranno le trame
della catena che ci lega alla vita
cesseremo di essere
agglomerati di atomi parlanti
per trasformarci in muta cenere.

 

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 14/12/2012 08:46
    rilassante questa visione... davvero rilassante!
  • rescaldani franco il 12/12/2012 09:29
    Me lo sono chiesto più volte. Non so darti risposta. Complimenti però, Moni.

20 commenti:

  • Moni Flà il 17/12/2012 16:51
    Ma Mauriiii, sono così carine le scimmie
  • mauri huis il 16/12/2012 09:07
    Per me il cosa diverremo è tutt'uno con cosa siamo. Siamo insieme materia bruta e spirito altissimo, che si diffonde e muta l'ambiente stesso nel quale viviamo in modo assolutamente sproporzionato al nostro "piccolo" esistere. In ogni caso grazie per questa tua che mi ha fatto pensare un po'. Ma te lo dico in confidenza e con simpatia, io che posso: non darmi dello scimmione.
  • Moni Flà il 14/12/2012 16:39
    Grazie mille, Fri
  • Moni Flà il 13/12/2012 21:31
    Come non darti ragione, Luana! Quoto parola per parola
    Sappiamo, e non con pochi dubbi, cosa siamo in questa vita. Sappiamo quanto sia complessa la natura umana e come alcuni aspetti di essa siano ancora sconosciuti (es. alcuni aspetti del cervello). Non possiamo pretendere di sapere cosa saremo dopo. Possiamo solo supporre e/o fantasticare. Chi pensa di avere la verità in mano si illude. Piacere di conoscerti virtualmente, e grazie mille ancora per essere passata da qui.
  • Luana D'Onghia il 13/12/2012 12:05
    Di niente, Moni! Quando l'argomento e l'opera merita, lo considero quasi un dovere commentare. E sono d'accordo con te. Empiricamente e ontologicamente si può notare benissimo come il cadavere in fase di decomposizione, col passare del tempo, diventi esso stesso natura! Noi camminiamo sopra una necropoli vivente, ed è straordinariamente affascinante tutto questo! Io sono un'atea e una cinica incallita, ma anche profondamente interessata alla storia delle religioni. Sai, nella dottrina e nella storia del cristianesimo si trova la differenza tra chi vive, risiedendo nel mondo, trovando nelle leggi del mondo la sua casa e chi vive solo come soggiornatore nel mondo, provvisorio abitatore di esso nell'attesa dell'altra vita, della vita che verrà. Sono "non cittadini" del mondo per scelta e per convinzione, i cristiani. Ritengono che non sia il mondo a dare la verità. Ma cosa è la verità? Forse le verità sono quelle più vicine a noi.
  • Moni Flà il 12/12/2012 23:29
    Grazie mille per il commento, Luana. Ho usato l'espressione "Figli dell'evoluzione" per contrapporla alla paternità data dall'uomo a un dio creatore. A me piace pensare (e nella poesia, infatti, cito la legge di Lavoisier) che, una volta conclusosi il ciclo vitale, la materia di cui siamo composti si trasformi. Non parlo di reincarnazione, bensì di un congiungerci all'universo stesso. Il nulla eterno non mi spaventa, anche perchè se è il nulla ciò che ci aspetta, saremo incapaci di rendercene conto. Ma se, come materia, ci ritrovassimo (o tornassimo) a far parte dell'universo stesso, questo mi sembra ancora più bello di una vita eterna trascorsa a cantare in un coro angelico. Ovviamente è il mio opinabilissimo punto di vista, ma se fossi credente vivrei nell'angoscia totale che non mi vengisse perdonato un qualsiasi errore e per questo finissi nell'ardente inferno. Vivo serena proprio perchè per me non esiste un castigo finale, e quando si concluderà il mio ciclo vitale abbraccerò il nulla, felice di aver vissuto una vita intensa.
  • Anonimo il 12/12/2012 20:00
    La condizione filiale presuppone una implicita subordinazione a qualcosa/qualcuno. L'evoluzione è compagna dell'umanità: non ci sarebbe l'una, se non esistesse l'altra. Certo, vi è anche una evoluzione naturale, ma nella tua poesia parli scientificamente dell'uomo e, quindi, mi occupo solo di questo particolare ente. L'evoluzione è un cambiarsi e un farsi cambiare da una realtà inevitabilmente esterna e percepita da noi come un dentro alieno o familiare. Darwin stesso nella teoria dell'evoluzione afferma l'esistenza di piccole variazioni organiche che si verificano negli esseri viventi lungo il corso del tempo e sotto l'influenza delle condizioni ambientali e che, per la legge della probabilità, sono in parte vantaggiose per gli individui che le presentano. Questa evoluzione è, sostanzialmente, la lotta per la vita necessariamente ingaggiata dagli esseri viventi, i quali lottano tra loro a causa della tendenza di ogni specie a moltiplicarsi. Schopenhauer diceva che l'uomo è sepolcro d'ogni altro uomo, ma già lo stesso Bacone e/o Rousseau lo enunciavano. In questo modo possiamo dire che l'uomo sia, in un certo senso, condannato ad un perpetuo cambiamento che, necessariamente, lo porta a domandarsi che cosa diventerà. Noi non siamo figli dell'evoluzione, bensì lo siamo di Eros, di Amore. Noi manchiamo di qualche cosa e dentro di noi abbiamo un abisso di ombre: ombre delle cose perdute, dei rapporti forzati, l'ombra degli atti positivi rivelatisi nelle conseguenze più nefaste, l'ombra dell'ignoranza, l'ombra dell'ombra perché un altro ci fa ombra, l'ombra del sentirsi diversi, l'ombra di chi è costretto a nascondere e a nascondersi, l'ombra di chi non riesce a parlare pur volendolo fare, l'ombra della nascita, l'ombra della ineluttabilità della fine, l'ombra dei meriti disconosciuti, l'ombra delle pene immeritate, l'ombra della solitudine, l'ombra delle possibilità negate, l'ombra dei divieti immotivati, l'ombra delle violenze subite, l'ombra della notte nel giorno. Tante sono le ombre dell'esistenza e una sola è la mancanza, quella della pienezza, dell'autosufficienza, quella della virità che riesce a liberarti dalle catene giammai della vita (come hai sottolineato tu), bensì dell'incertezza, del dubbio. Cosa è mai il dubbio? Un pugnale di eterno. E, dunque, cosa mai potrà diventare l'uomo? Nulla! Vivere una vita per diventare nulla. La teoria dell'Oltreuomo di Nietzsche è una bella consolazione, ma non siamo ancora pronti per questo, e, forse, non lo saremo mai. Un nulla autodistruttivo diventerà l'uomo. Ma, una domanda, questa evoluzione lo è veramente o, forse, l'uomo è condannato all'eterno ritorno dell'uguale? La mia pseudo-risposta sembrerebbe essere la seconda. Vera, la tua paura, il tuo rifiuto è normale, ma sappi che l'anima ha bisogno anche di "un senso brutto" per poter riconoscere, apprezzare e difendere "il senso bello". La morte è la vita con un nome diverso. Poesia interessante, anche se l'avrei argomentata in/con una riflessione. Luana D'Onghia
  • Moni Flà il 12/12/2012 14:40
    P. s. Per tutti: Questa poesia è stata presentata al concorso di poesia scientifica Charles Darwin. Per chi fosse interessato, ecco il bando:
    http://www. uaarvenezia. it/concorsopoesia/index. php
  • Moni Flà il 12/12/2012 13:34
    Grazie mille a tutti voi
    Vera, ognuno di noi ha le proprie speranze e le proprie ragioni per credere o meno nell'aldilà, per avere o non avere fede in un dio, per sentirsi solo materia o anche spirito, ma come dici tu, è la serenità con cui affrontiamo la cosa che rende bello ogni tipo di pensiero, sia che si abbracci un'ideologia religiosa, sia che, come nel mio caso, non si creda in nulla di trascendentale.
    Paperinik, il dubbio non è paura... è soltanto dubbio
  • augusta il 12/12/2012 11:48
    sono d'accordissimo con te FLA'... la poesia cmq è bellissima...
    1 beso...
  • Anonimo il 12/12/2012 10:46
    perché ti preoccupi di cosa diverrài? hai paura di qualcosa? pensa a quello che sei ora
  • Anonimo il 12/12/2012 10:29
    Stamattina, non solo possiamo essere sereni, se lo vogliamo, possiamo anche "divertirci": il sorriso di FRanco è scomparso ed è comparsa un'altra faccia... Non è che siamo già dinanzi a nuovi cicli vitali... in VITA???????!
  • Anonimo il 12/12/2012 10:23
    Mi colpisce, su questa pagina, anche il radioso sorriso di Franco. Lui non sa dare risposte, lo dice con semplicità e, appunto, sorride sereno... Ma anche questo può essere una risposta, BELLA: la SERENITA', sempre, anche quando non riusciamo a risolvere i non facili problemi esistenziali.
  • Anonimo il 12/12/2012 10:15
    CONVINTA: chiedo scusa per l'errore.
  • Anonimo il 12/12/2012 10:10
    Moni, io ho il massimo rispetto per il pensiero di ognuno, su qualsiasi argomento: ognuno ha, non solo il diritto, ma il dovere di usare la propria mente, non quella degli altri. Sono, però, cinvinta che tutto dipenda, nei ragionamenti, dalle proprie premesse: Tu dici "siamo materia", io mi SENTO anche SPIRITO e continuamente constato che sono governati da leggi molto diverse, nonostante quelle -possibili!- di "buon vicinato".
    Credo anch'io, amante come sono della natura, in nuovi cicli vitali di tutti i mondi esistenziali, ma -proprio per questo!- credo con immensa gioia in futuri cicli vitali del mio spirito.
  • denny red. il 12/12/2012 05:11
    Allora.. il tema è interessante, per quel che mi han detto i miei Angeli di sicuro vado in Paradiso, poi.. dopo uno studio molto ben preciso, rinasco e ritorno ancora al calor dell'inferno e mi an detto pure che sarò ancor più bello di quello che sono adesso e.. è tutto quello che sò, poi.. per il momento devo solo aspettare.. e.. tutto dovrebbe essere a posto!!! Insomma.. Parto e poi ritorno!!! Piaciuta!! Ben Scritta Flà
  • loretta margherita citarei il 12/12/2012 04:59
    bella e profonda poesia complimenti
  • Anonimo il 12/12/2012 03:22
    Poesia davvero stupenda, risiedendo la sua bellezza nella convinzione dell'autrice che l'accettazione della morte nel nulla della cenere sia una specie di stoico eroismo. In realtà la ragione stessa ci mette in guardia insinuandoci il dubbio che potrebbe non essere così. La vita oltre la morte è una possibilità ragionevole, con abbondanza di indizi, su cui possiamo scommettere, ed è infatti la scommessa delle religioni, in particolare del cristianesimo che scommette addiritura sulla resurrezione dei corpi alla
    fine dei tempi. È vero, potrebbe attenderci il nulla come ci dicono questi eleganti (esiste un'estetica della morte) versi, ma non ci si rimette nulla a credere nella vita ( che non è il freddo ciclo vitale dell'autrice) oltre i confini della morte. Complimenti per l'ottima composizione e saluti.
  • Moni Flà il 12/12/2012 01:18
    Io ci convivo benissimo, Vera . È l'accettazione della vita come ciclo che inizia, continua e si conclude . Siamo materia, e stando alla legge di Lavoisier, tutto si trasforma. Magari non andremo in paradiso, ma non trovi che possa essere altrettanto bello ripetere il ciclo vitale in un altro modo?
  • Anonimo il 11/12/2012 23:43
    Confesso: io mai potrei convivere con questi pensieri. Non posso concepire la vita finalizzata alla morte. Lo rifiuto, non solo per la Fede che liberamente mi sono costruita, ma perchè solo di ciò che ha senso, e senso bello VOGLIO nutrire l'anima mia.

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