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Natura infetta

Di quale inferno è figlia
questa valle perversa
che venni ad abitare?
S'inspira aria avversa
tra le foreste rade,
la terra gelata
sussulta di stenti
e pioggia più non cade.


Il Sole al dì s'asconde,
non s'ode più il mare.
Sembran pulsar di sangue
le erbacce immonde.
Mi par di vedere
un ultimo fiore che langue.
Lo devo salvare!
Mi chino, lo sfioro; scompare.

La corsa è disperata
al varco in cui m'attendi
superstite, vegliata
dalle ultime stelle.
Mi graffio la pelle;
che importa, non disti poi molto!
Ti sfioro e m'arresto,
il cupo sentore riappare.

Non sei tu; il tuo bel volto
fu ben più radioso.
Non mostri ricordo
e gronda il tuo tocco
d'un vuoto viscoso.
Esplode in un grido l'orrore:
crudele è quell'ombra
che impregna il tuo sguardo incolore.

 

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4 commenti     5 recensioni    

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5 recensioni:

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  • Anonimo il 13/01/2013 18:18
    Una denuncia legittima dell'autore che medita profondamente sulla "natura" infettata dall'uomo stesso, perchè non ne sa assolutamente comprendere il valoro esistenziale. Versi incisivi e davvero toccanti nel rivelare l'attenzione e lo stato d'animo fortemente perplesso di chi, sensibilmente, se lo domanda. Mi inchino dinanzi a tale opera straordinaria. Buona domenica.
  • silvia leuzzi il 04/01/2013 21:59
    Non ti tedio nel ripeterti che i primi tre versi hanno del sublime, toccano nel profondo, sembrano l'espressione del sentir nostro comune. Rimaniamo incatenati a questi versi, a questi mostri, noi tutti così esposti, così nudi, così spaventosamente veri. Apprezzo molto la scelta lessicale che, pur intessendosi con la prosodia italiana classica, mantiene un tono di spiccata attualità verbale, che rende la poesia fruibile e quindi più facilmente raggiungibile.
    Grazie per l'attenzione verso i miei scritti Ciao Silvia
  • Emiliana De Fortis il 27/12/2012 20:01
    "Di quale inferno è figlia
    questa valle perversa
    che venni ad abitare?"
    Quante volte me lo sono chiesta anch'io... un incubo in cui spesso ci si sveglia.
    Il fiore che diventa donna, la perdita della memoria causata dall'orrore. L'Ombra è il Male stesso, lo sguardo, che una volta era radioso, è ora spento...
    È l'immagine stessa dell'Apocalisse, di quella famosa fine del mondo di cui tanto si parla, ma per il quale non si fa nulla, o quasi. Le forze in gioco, ricorda però, sono sempre due. Una non può vivere senza l'altra. Ed il Bene agisce nel silenzio, non nel clamore. Di nuovo: Bravo!
  • Rocco Michele LETTINI il 26/12/2012 15:06
    AL VATE IL MIO INCHINO D'ORGOGLIO...
    UNO SCORRERE "MAI OSTRUSO" LASCIATO DA LO SENNO "COMPOSITO" DE L'AUTORE... IL MIO ELOGIO E LA MIA CORONA DI LAURO ALESSANDRO...
  • Don Pompeo Mongiello il 26/12/2012 13:07
    Di una sensibilità unica, che solo un cuore onesto può percepire. bravissimo!

4 commenti:

  • Anonimo il 26/12/2012 16:19
    Il periodo natalizio è da sempre così: c'è chi si lascia invadere da pensieri celestiali, esagerando anche perchè attorno non tutto è così confortevole, e chi, invece,
    forse per reazione, è preso soprattutto da pensieri tristi.
    È l'atmosfera di questa "natura infetta" che il suo Poeta così bene descrive, in cui solo per un attimo spunta un fiore che non si riesce a salvare dal fango.
    Posso regalarti un sorriso, Alessandro?
  • Nicola Lo Conte il 26/12/2012 16:04
    "Di quale inferno è figlia
    questa valle perversa
    che venni ad abitare?"
    Triste ed incisiva descrizione
    di un mondo che stiamo devastando!
  • augusta il 26/12/2012 13:31
    complimenti alessandro...
  • Ellebi il 26/12/2012 12:50
    Apprezzata questa elegante e incisiva poesia, sopratutto le prime strofe. Complimenti e saluti.

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