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Una sera lontana a Motta Visconti

Riempiva l'aria della sera al calar
l'odorosa menta verde selvaggia

il calor dell'aia si spegneva profumo
di pannocchie lì di granturco al sole

il silenzio rompeva del grillo il canto
dal fosso della rana il gracidar s'unia

la Lilla e la Dora care di mia nonna
allegre cagnoline con l'abbaiar piano leggero

lo starnazzar dell'oche e dei tacchini
il goglò voci più davan al serotin concerto.

La frugal cena poi già pronta era sul desco
oggi così vorrei dopo che il tempo fuggito è tanto

risponder come allor a quel su corri è pronto:
vengo sì cara mia vecchia cara nonna vengo.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 10/01/2013 10:49
    Un lauro su lo tuo capo lo Magno cinge per questa tua meraviglia.

2 commenti:

  • Anonimo il 10/01/2013 17:02
    Nostalgia, tanta nostalgia, che ci accomuna nel sentire verso quei tempi andati e magnificamente descritti in questa poesia.
    Tempi che, purtroppo, non torneranno più e che rimarranno solo nei nostri cuori, frutto soltanto del nostro vissuto.
    Certo, progresso c'è stato, ma abbiamo perso qualcosa che sta molto più in là del progresso stesso.
    Complimenti per la bellissima poesia!
  • Ellebi il 09/01/2013 21:58
    Una composizione delle atmosfere di una fattoria in tempi ormai lontani, oggi si chiamano aziende agricole e i rumori e le atmosfere sono assai diversi, prevalgono infatti trambusti tecnologici che magari coprono i glilli nell'erba e le rane (se pur ci sono)
    degli stagni, complimenti e saluti.

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