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Veglia funebre

Guarda come lo amava è proprio disperata,
piagne accorata come se fosse l'addolorata.
Era legatissima ar suo caro marito Orazio
e vedella così, te giuro, è un granne strazio.

Er male era de quelli che porteno alla morte
E purtroppo nun se può cambiare la sorte.
Adesso devo scappare che vado in lavanderia,
te lascio qui a tenere bona la sora Maria.

Ogni tanto lei dice che lo hanno rubato
e che, pe lei, era er su' carissimo fiato.
Stai artri dieci minuti poi porgi li rispetti,
dopo torna a casa e cala pure lì spaghetti.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Gabry il 02/03/2013 10:39
    Poesia musicale in questi versi divisi in perfette quartine in rime baciate, che infondono meno dolor all'evento funebre.
    Come sempre eccellente!
    è stato un piacere ritrovarla.
    a presto. Gabry

4 commenti:

  • olga il 25/08/2015 15:29
    Funebre, ma divertente!
  • Anonimo il 16/06/2013 11:32
    ironica, ben scritta... simpatica, in vernacolo ancor più bella complimenti...
  • maria grazia il 24/02/2013 09:16
    Piaciuta, molto veritiera.
  • Ellebi il 09/01/2013 22:22
    Posso dire che la tua veglia funebre e assai divertente? Forse dipende dal particolare "angolo di campo" da cui essa è descritta, ma indipendentemente da tutto ciò è un'ottima poesia, quindi complimenti e saluti.

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