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Sbuccio arance davanti alla finestra

Sbuccio arance
davanti alla finestra.
Gli angoli dei tetti
respirano.
Questo cielo su noi
da penetrare
in purezza,
le nostre pietre a terra.
La città
Il limite
Il confine
e oltre.

Sul frammento di infinito
resto sospesa
angelo in punta del suo alluce.

Chino lo sguardo
e vedo
le mie mani
dorate di arance.

 

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2 commenti     5 recensioni    

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5 recensioni:

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  • salvatore maurici il 12/10/2013 11:30
    Un grande filosofo del passato annoverava tra gli ostacoli che l'uomo deve rimuovere dal suo cammino le ambiguità del linguaggio le favole e l'arte in genere. Se avesse ragione con una certa angoscia mi chiederei che cosa ne sarebbe della poesia? Come potremmo esprimere i nostri pensieri più profondi? Come potrebbe M. T. Monry liberare le sue più armoniose e struggenti composizioni che sono profondamente radicate nel suo animo? Come potrebbe cantare la sua Città, l'atmosfera la struggente solitudine in cui lei è nata? "Sbuccio arancedavanti alla finestra. Gli angoli dei tettirespirano. Questo cielo su noida penetrare in purezza, le nostre pietre a terra". E la città che lei ama sopra ogni cosa si mostra ai suoi occhi come un quadro del Canaletto; bella ed inconfondibile, i suoi confini sono quelli che il sogno gli concede. Ma oltre alla città dorata c'è anche quella delle umili calle, la Venexia dei cittadini che lavorano nelle piccole officine e dei venexiani con le abitazioni mangiate dall'acqua, silenziose ed immerse in una sorta di nebbiolina. La Poetessa al traguardo dei suoi sessant'anni si guarda indietro e stila un consuntivo della propria vita. Debbo dire che lo fa con molta ironia e con pacata determinazione, scrive versi con cui lei stessa per prima prende visione della sua nuova vita. "Ignoravo i pensieri dei cinquantauno via l'altro li ho vissuti tutti, molti i miei " non"dell'essere ed avere, Un borsellino nuovo servirebbeper via delle troppe spesein tante fogge, tacchi e libriqualche concerto e romanzo breve". Così il suo essere libera, senza legami la rende certa che la sua posizione gli consente di affrontare con serenità il domani in cui, in momenti di crisi economica e di valori, il barometro segna tempesta: "pensieri borghesi non ne avevopatemi per i figli, poi, nemmenoson figlia di me stessa e questo basta". E parla con la poesia della vita che si è proposta in maniera capricciosa, "La vita ha fatto come le è piaciuto, un poco l'ho inseguita e morsicata, e a provocarmi ce l'ha messa tutta". L'amore per la natura è tra i temi che la Morry svolge con più passione ed in questi versi c'è tutta la dolcezza che in altri componimenti tiene nascosta, quasi a volerla proteggere dalla durezza e dalle lotte che nel quotidiano è costretta a combattere, "Dal portone di casaentra la tenerezza del cortile, l'odore delle case apertei fiori inaspettati e nuovila luce che discende alle cantine". Per chi è costretto a vivere in una laguna ogni albero, un tralcio di una vecchia pergola una piccola aiuola hanno un valore inestimabile, perderli vuol dire perdere una parte della memoria della città che a quel microscopico pezzo di natura è legata, immensi e pieni d'amore gli occhi che scrutano la vite secolare che lei può ammirare: "Ritorno a questo pergolato, un sussurro di foglie cupee tralci dimentichi e rappresinello zucchero animato dagli insetti".
    Non c'è dubbio, è poesia del cuore che piace e che dà gioia a leggerla.
  • Ettore Vita il 17/02/2013 17:01
    Il quotidiano e l'eterno; il perdersi nell'assenza di sé, estraniarsi nell'infinito, per poi rinvenire e ritrovarsi nel quotidiano.
    Bello squarcio di su una Venezia sempre piena di fascino. Complimenti.
  • Raffaele Arena il 16/01/2013 12:29
    Sensibilità trasmessa con maestria. Poesia davvero di intensità emotiva, che dà senso anche di solitudine, tristezza, che si riscatta con la visione del cielo, il sentirsi parte di un tutto.
  • Maurizio Cortese il 12/01/2013 15:29
    Mirabile descrizione di un attimo quotidiano, in cui abita l'Eterno e ci dona un po' del suo essere.
  • silvia leuzzi il 12/01/2013 14:11
    Ohi Maria Teresa bel quadro di pacata intensità. Mi ha incuriosito il titolo, quel richiamo alle arance e all'arancione colore squillante, che pone il lettore con uno sguardo acuto dentro i versi. Mi piace quel " penetrare in purezza " dove le " p " e le " r " rafforzate da quel suono di zeta, forte e chiaro, così come il valore profondo di quel verbo " penetrare ", che ha il suo culmine paranomastico nelle " pietre a terra ". Suoni e valori morali che si mescolano in una danza di lessemi che lascia piacevolmente colpito il lettore

2 commenti:

  • Giuseppe Amato il 05/02/2013 09:05
    un bel momento di pausa ti serve per comunicare sensazioni private in un contesto reale... il tutto con sempre grande capacità espressiva ogni tanto apro e ti leggo piacevolmente partecipativo ciao
  • vincent corbo il 12/01/2013 19:12
    Che meraviglia... la adoro!

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