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L'ipotesi del tempo

Avrei potuto costruire
chissà quanti castelli,
per aria e per mare,
vincere almeno una mezza
dozzina di eserciti, e non mi riferisco
a quelli male assortiti.
Certi dubbi sono peggio
delle pesti bubboniche,
va bene, mi metto il cuore in pace.

Mi piacerebbe parlare,
e dire una quantità di sciocchezze,
riempire le pagine dei quotidiani
e fare ridere le donne sole.
Non so come dirlo,
ma mi farebbe bene
anche mezz'ora di solitudine,
una passeggiata al mare.
Godere della passione delle fragole
che si fanno zucchero e miele,
della fredda amicizia di chi insiste
ancora a starmi vicino,
nonostante il rumore che fanno
le mie scarpe quando cammino.

L'interlinea è doppia, non so perché,
mi sembra più semplice controllare
il colore degli occhi che comunque
m'ispirano ancora una quantità infinita
di sbadigli e chiamano a gran voce
il signore del sonno. Beato lui.

Sarebbe tutto più semplice
se solo ci fosse una voce
a fare da guida, anche se è evidente
che non si può avere tutto dalla vita.
Ma magari mi sbaglio,
magari quel ragazzo che non seppe
resistere al sogno esiste davvero.
No, non sono io, anche se non so
cosa darei per poterlo battere sul tempo.
Anche solo per una volta;
e poi tornare a piangere
lacrime d'oro
nella placida valle
che non sopporta il mio nome.

 

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1 commenti:

  • giorgio giorgi il 13/12/2014 22:24
    E così, semplicemente pensando, vengon giù versi di sincera poesia da godere come quelle fragole che si fanno zucchero e miele.

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