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Il Carso di Trieste

Pietre bianchissime
graffi preistorici
scannellati dalla pioggia
landa desolata e brulla
ma...
una pioggia
opera inaspettate magie
torna l'erba verde
fiorellini
funghi
perfino muschi...
La terra
avida
inghiotte quell'acqua.
Sotto
scorre un fiume magico
creando meraviglie
in cento e cento grotte
segrete.
Alla fine
il Timavo se ne esce
in polle sottomarine.
Sull'altopiano
il caparbio contadino
sudato e ricurvo
raccatta pietra su pietra
durante il suo lavoro.
E così sorgono muretti a secco
e case di pietra.
In autunno
il sommaco
si tinge di rosso vivo
e il paesaggio si infiamma:
il bianco Carso sembra bruciare...

 

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4 commenti:

  • Maria Rosa D. il 25/05/2013 14:22
    Descritto nei minimi particolari un luogo incantato. Scorrono davanti agli occhi le visioni del fiume, delle pietre raccattate dal contadino usate per alzare muretti. Molto significativa questa poesia. Ciao Fabio.
  • ciro giordano il 19/03/2013 19:01
    un bel quadro, pieno di affetto
  • loretta margherita citarei il 19/03/2013 17:52
    bella descrizone apprezzatissima
  • Anonimo il 19/03/2013 17:41
    bella lirica sembra un quadro di un bravo pittore... complimeti di cuore

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