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La mestizia

Oggi mi sono messo
l'abito della mestizia
così che anche lo capo mio
si pieghi verso il basso
per esser, senza profferir parole alcune
visto e compreso
dalle persone che seguo.
Silenzioso, verso la chiesa della Redenzione
amici, conoscenti e poi parenti
siam qui per dar l'ultimo a DIO
de nostri stenti.
Il canto forte della chiesa
non basta a farci trovar voce
e tremuli sussulti ci fan sedere
o stare in piedi,
parole ora risuonano nell'eco
d'organo dell'altare
ma io non sento quasi nulla
penso e neppur so a che cosa,
la mente vaga, sola
nell'aere di mestizia
ed ora che ci lascia rivedere dopo la Santa acqua
l'odor del fiore morto
è un trillo che par d'un grillo
ci fan lasciare con falsa calma
il luogo del non desìo.
Fuori la luce non da sollievo
l'abito pesa
la mestizia non si è arresa
e a capo chino qualche parola di saluto
come rivoli d'acqua piovana
ognun prende la via di casa
uno soltanto credo resti scosso
partir adesso è un po' come morire.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 24/03/2013 12:34
    TUTTO IL PATIRE DE L'AUTORE IN UN TOCCANTE E PROFONDO VERSICOLATO... LA MIA CONSIDERAZIONE FRANCO...

4 commenti:

  • Alessandro il 26/03/2013 17:21
    Nulla sembra consolarci in queste giornate di malinconoia. Versi che non hanno timore di narrare il tedio del vivere.
  • Anonimo il 24/03/2013 13:33
    ... Ora, però, sento di doverti chiedere scusa, Franco, perchè, prima di parlare della mestizia altrui, bisognerebbe sapere che cosa faccia soffrire. E questo potrebbe anche richiedere di tacere ed offrire unicamente VICINANZA. Davvero, perdonami. E sappi, però, che, se sono spesso severa, è innanzitutto per dare forza a me che ne ho non poco bisogno.
  • Anonimo il 24/03/2013 13:08
    lirica intensa che prende l'anima di chi la legge... il mio elogio franco bellissima e molto apprezata...
  • Anonimo il 24/03/2013 12:54
    Franco, sai qual'è, almeno per me, ma quanto vorrei lo fosse anche per gli altri, la cosa più bella ed utile della vita?... Far dipendere i nostri stati d'animo, e vita conseguente, DA NOI!!
    Almeno fino a quando possiamo. Dopo, solo dopo, necessario è dipendere dall'amore altrui. Prima, l'amore è dono, ed elemosinarlo sarebbe assai più triste che non riceverlo. Prima, occorre anche meritarlo e spesso perdiamo più tempo a lamentarci che a rendercene appunto meritevoli.
    CIAO Vera

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