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Quelle tenere viole

Non da Urbino né da un convento di Cappuccini
ma da uno spoglio giardino abbandonato,
il giardino mio dell'amore, dovrei forse coglierne
ancora e sentirne sempre quel profumo
delicato quale quello di un tradito amore?
No, non più, semmai andrò in cerca di altri fiori:
odio forse le viole? No, una volta per lor piansi:
una mano forestiera quella zolla che
da tempo le nutriva tolse e strappò via
complice il tuo aiuto: e, ricordo, ridevate!
Nel suo giardino mi hai detto l'ho portata,
senza pudore mi chiedi perché non dà più fiori?
Non era terra che le dava vita, la zolla sì seccò,
le viole spense, spento l'amore che la animava.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 13/04/2013 16:36
    molto bella ed intensa... quella terra non era pregna d'amore...
    bella metafora
  • Don Pompeo Mongiello il 13/04/2013 11:14
    Un laudo sincero e dovuto per questa tua eccezionale davvero!

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