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In fuga il tempo consumato

D’acque in sonno i tavoli dei bar sedie abbandonate
disordinate quasi come in fuga il tempo consumato
in quelle briciole e gocce per i piccioni avvoltoi di piazza.
Poi un debole libeccio alla tramontana che non c’è.
Ma si sa che da queste parti è di casa per la finestra
e sbatte e sbuffa persiane a ciondolare turiboli di chiesa
e pini d’incenso nelle loro procellarie all’odor di resina.
Son quotidiani occhi cui la luce che sciacqui non serve s’è già visto.
Fiducia alle mani la realtà di fronte ai sogni i suoi appunti.
Un gatto un volo servizio di cameriere il netto in un cestino.
Misericordia libertà che s’accompagna e scorza si copre.
Destino si porta per una madre lampada levato in un bambino.

 

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