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Via della carità ottantuno

C'era qualcosa in quella faccia,
linee che non somigliavano a rughe,
una dolcezza che mi avvolse,
e prima che avessi il tempo
di dirle chi ero,
mi ritrovai con tutte le scarpe
dentro al suo mondo.
Aveva occhi scuri,
e un neo proprio qui,
tra l'orecchio destro e la guancia.

Alla luce debole di una lampada
quasi oscena, se ne stava immobile
ad osservare lo straniero senza cervello,
il pazzo furioso che le sedeva davanti.
Lui su una poltrana, lei su un divano
beige, in finta pelle.
La chiamai due volte per nome,
lei per due volte fece finta di niente.
La polvere che avvolgeva la stanza
mi fece piangere in silenzio.

Aveva una figlia, capelli lunghi
e naso greco, giocava a terra
con una bambola di pezza,
ma neanche lei si muoveva.
Con la bocca aperta
continuava a fissare un punto,
forse l'orsetto di porcellana
che stava in bilico sull'angolo
più lontano della cassettiera.
Le carezzai i capelli,
ma lei non si voltò,
la timidezza non è amica
dei sorrisi e delle parole.
In fondo, anch'io venivo da fuori,
era la prima volta che vedeva
la mia bocca senza denti.

Presi posto accanto alla donna
col vestito bianco,
tossii due volte per richiamare
l'attenzione, poi m'abituai al silenzio,
e cominciai a respirare
sempre più lentamente.
Lo straniero aveva gli occhi azzurri,
e la barba lunga, non si radeva
da almeno sei giorni.
Teneva la testa un po' piegata
da un lato, forse era stanco

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2 commenti:

  • gianni castagneri il 12/03/2014 10:33
    forse non l'ho capita... ma mi piace!
  • loretta margherita citarei il 13/05/2013 05:12
    SE SI LEGGE ATTENTAMENTE FRA LE RIGHE MOLTO SI CAPISCE, POESIA CHE FA RIFLETTERE BRAVO AMICO MIO!

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