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L'angelo e il reduce

Ricordo i tempi, in cui mangiavo suole di scarpe,
gli uomini trattati come bestie o peggio,
in parte, la storia, non è cambiata adesso
vecchio, malato e solo, eccomi qua.

Ho combattuto una guerra, soldato semplice
e senza un lamento ho sempre lavorato
mi ritrovo con una pensione da fame,
e in questo supermercato son costretto a rubare.

Speriamo che non riescano a scoprirmi,
tanta è la fame che non resisto,
un kilo di pasta, non chiedo altro,
eccola in alto!

La infilo sotto il pastrano
ma mi sento osservato
quante confezioni colorate,
porto via anche un gelato

ma da dietro, dal colletto
mi sento sollevato,
i miei piedi non toccano terra,
son terrorizzato.

"Ehi signore, dove crede di andare?
Non sa che oggi è la sua giornata speciale
prenda pure il carrello e tutto ciò che le serve.
Stupito mi giro, un entità la vedo, mi parla...

vada veloce ho una licenza unica per oggi,
sono l'angelo custode la vedo troppo soffrire
ho un permesso speciale da chi lei può immaginare.
Sotto la sua guida perplesso, riempio tre carrelli

tra lo sguardo compassionevole
di stranieri, anziani, ridono anche giovani pivelli,
scusami amico, lascio tutto, ti dico

ho ancora un orgoglio di storia vissuta in trincea,
ringrazia il tuo Dio, anche oggi digiuno, non offenderti
non sopporto la pietà come regalata, per chi la merita.

 

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5 commenti     4 recensioni    

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4 recensioni:

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  • Alessandro Moschini il 27/05/2013 22:25
    Poesia drammatica che è un ritratto del tempo che stiamo vivendo. La politica non da risposte al dramma di tantissimi anziani che vivono sotto la soglia di povertà, non da soluzioni. C'è bisogno secondo me di rivedere la scala dei valori mettendo l'umanità al primo posto. Molto bravo. Mi è piaciuta tanto.
  • Antonio Garganese il 27/05/2013 06:47
    Bravo Raffaele, molto acuta questa poesia pur senza negare un pizzico di ironia amara. Esistono problemi e difficoltà vere ma la dignità quando c'è resta, non puoi comprarla al supermercato.
  • ignazio de michele il 26/05/2013 19:39
    stesura che tratteggia con dovizia di particolari un dramma contemporaneo causato dalla folle gestione del denaro pubblico. ottima la chiusa. complimenti!
  • Rocco Michele LETTINI il 26/05/2013 17:06
    Un acuto verseggio che tratteggia l'inumana condizione che è reduce chi ha servito onestamente il proprio Paese in un'ironia diligentemente marcata...

5 commenti:

  • Anonimo il 30/05/2013 17:13
    Questa tua bellissima e reale, mi ha colpito molto.
    Poesia condivisa e scritta benissimo.
    Bravissimo Raf!!
  • augusta il 27/05/2013 13:01
    charles.. mi scuso per l'intrusione... ma io avrei preferito come racconto... però m'inchino al suo sapere che sicuramente sa meglio di me... all'autore cmq... bravo... 1 beso...
  • laura il 26/05/2013 21:14
    una poesia molto triste, molto veritiera purtroppo! Viviamo in un mondo dove la miseria sta portando disperazione! Tu racconti la fame, ma allo stesso tempo la dignità, quella che ci proibisce di ricevere aiuti! La vergona per gesti che non ci appartengono! mi ha colpito molto quello che hai scritto. Complimenti davvero un saluto
  • Anonimo il 26/05/2013 19:41
    Veramente surreale ed originale, ma con profondi significati etici e sociali celati fra i versi... celati, ma nemmeno tanto.
    Che devo dirle, avrei scelto la forma della prosa per un'idea grandiosa come questa... poteva uscirne un gran bel racconto surreale che avrei letto volentieri. Peccato che io non lo sappia fare... altrimenti le avrei rubato l'idea. Un saluto.
  • loretta margherita citarei il 26/05/2013 19:01
    sempre bravo piaciutissima

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