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Canto VII

Quella strana situazion allor continuò
come nella mente di colui che non intende
che alla fune altrui
ambisce e tende
tal il portale dal mondo alla morte
battè il bastone a terra
e riniziò:
- Vivea in quella città
che vide il Vate
che scrisse dell'Inferno
come se ci fosse stato
ma ora io so
che è molto peggio d'allora
il tempo pareva essere rinato
dalla cupa minaccia della peste
che avvolse nel mio paese mille teste
e ricordo bene,
ricordo ancora
di quelle notti passate
a pregare
per non aver quelle sorti attaccate
ricordo anche che l'Signore
parea essere giusto con me
e mi ascoltava come fringuello fedele
un giorno però, un giorno crudele
mi risvegliai con forte peso in testa
sentivo un odor che lacerava
le narici, quello di carne putrefatta
che pareva il mio corpo emanare
perché non lo so, ora non lo farei
scesi in strada e la gente accigliata
mi puntò contro dicendo
"malata
sorte
tu porte"
e vennero i carri ricolmi di morte
e se essi non eran parevano tali
mi preser di peso le braccia possenti
e in mezzo a quei corpi finii le mie genti...

Ma ecco di lungi venire un uomo
vestito tutto di un vestito nero
che sorrideva da sotto
il cappuccio calato,
egli mi disse:
" Ti offro, mio caro,
possibilità estrema,
salvarti potrai
se l'anima mi donerai"
io senza pensar

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1 recensioni:

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  • Raffaele Arena il 06/06/2013 23:13
    Semplicemente meravigliosa. Oltre alla cura dell0' insieme, che esprime grande dolore, la chiusa vale una massima assoluta.

1 commenti:

  • luca il 07/06/2013 19:51
    grazie mille raffaele, il tuo intervento per me vale molto

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