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Io e la quercia

Del querceto di quel tempo antico mio
solitaria or te ne stai tu maestosa pianta
dall'ostil ascia ch'abbatte risparmiata,

non più sorelle allor tante che or ti faccian
tenera amica compagnia come nei dì lontani
degli infantil poveri nostri giochi di fanciulli

a chi più ghiande le grandi tra noi a gara
da la grandinata lì caduta sparsa raccattar
sotto dalle verdi verdastre chiome vostre

tra quella infin ricercar poi le tumural galle
quelle poi lanciar ne l'aria in alto allegri
e de le prime cupole cavar barchette per il rio

per minipipe lunghe poi gli acheni fornelletti
trastulli nel tempo nostro poi perduti com'anco
gioventù andò tra noi perduta e dolor non solo

come te pur io solitario rimasto nel prato de la vita
persi i compagni miei tutti dalla falce che a caso
taglia senza guardar sia tenero virgulto sia tronco spesso.

 

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3 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Alessandro il 08/06/2013 13:10
    Come un albero che cresce lentamente, solitario, e ancor più lentamente muore, mentre i suoi compagni meno fortunati vengono spazzati via dalla falce. Metafora efficacissima.
  • Rocco Michele LETTINI il 07/06/2013 09:55
    RICORDA IL MIO PASSATO... T'ACCOSTO MIRABILMENTE A LA BELTA' E LA GRANDEZZA DI DUE IMMORTALI POESIE DEI MIEI GIORNI SCOLASTICI... (STESSE EMOZIONI)... LA QUERCIA CADUTA DEL PASCOLI E DAVANTI SAN GUIDO DEL CARDUCCI... IL MIO PIU' SCROSCIANTE PLAUSO GIUSEPPE... DAVVERO UNA STUPENDA POESIA...
  • Vincenzo Capitanucci il 07/06/2013 09:25
    Bellissima Giuseppe... mi tocca molto nei ricordi... da bambino passavo molto tempo fra i rami di una vecchia quercia amica... da Capitan... rampante... ma non ero Calvo... lol..

    come te pur io solitario rimasto nel prato de la vita...

3 commenti:

  • Anonimo il 20/06/2013 17:34
    bellissima metafora che tocca il cuore... che riporta indietro nel tempo a grida gioiose di fanciulli... mentre la qurrcia come testimone silente generosamente regalava i suoi frutti... bellissima lirica
  • - Giama - il 07/06/2013 20:46
    Molto, molto bella davvero!

    Bravissimo!
    Ciao Gia
  • Ugo Mastrogiovanni il 07/06/2013 09:24
    Il poeta canta le esperienze, gli svaghi e i ludi giovanili che hanno lasciato il segno della spensieratezza nella sua memoria. Allo stesso tempo, consapevole dello scempio fatto di quelle querce, di cui rimane solamente una, mitiga il suo dispiacere applicandosi teneramente e non senza particolari a ricordare gli amici ormai scomparsi che dividevano i suo giochi. Delusione, rimpianto e tanta nostalgia in questi versi, vivi e reali anche per chi, come me, si è tanto divertito con gli acheni e le cupole di quelle ghiande.

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