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Il rientro

Emerse cosi,
come per caso,
da un lago dei tanti.

All'inizio non capi,
non poteva capire.

Cominciò in modo quasi spontaneo a perdere spontaneità,
ma le cose trovavano un ordine.

Il sole aveva un volto umano,
la luna cantava il suo nome e quando arrivavano le nubi nessuno se ne accorgeva nemmeno.

Arrivò.

Prese il controllo delle vie e le chiavi dei cancelli
e il giardino che aveva sempre sperato crebbe e portò ri-conoscenza.

Onde che sbattono su scogli che restano fermi.
Scariche di elettricità che illuminano l'aria.

Il regno del presente però aveva crepe da tutte le parti
e le brecce che si aprivano filtravano una luce nera,
fatta di domande,
fatta di immagini.

Venne il tempo degli specchi.

Le ore diventavano spazi,
gli spazi mettevano vestiti di tutti i tipi ed esistevo anch'io.

Ero immerso, disperso nel battito continuo di tutte le cose.
Vivevamo tra i riflessi, li venivano soffiati i respiri di tutti noi.

Come passare dall'essere in piedi su una panchina, poi su una montagna,
poi sul pianeta terra, poi su Giove.

Mari di metano infiniti, una mela, un proiettile,
mille pezzi, aria,
lentamente.

Qualcosa comincia a cambiare quando vedi che le navi salpano
ma tu non sai cos'è una nave ne dove siamo.

Ho trovato uno smeraldo in un incendio, disse Evelyn.

C'è un verbo in ogni fare,
parla di ognuno di noi.

 

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1 commenti:

  • - Giama - il 20/06/2013 22:36
    Fantastica! Scritta particolarmente bene!
    Complimenti!
    Ciao Gia

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