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Canto XI

Vagando senza meta in tempesta bruna
si volse mio pensier
a retro passo
veder io non vidi cosa alcuna
ma solo sole cocente
e grande e lasso
sì ch'io al volger mi tornai
pregando più alto cielo
che direzione mia fosse corretta
e che non mi porti ad errare in eterno
e proprio quando il pensier
passava l'inferno
dinnanzi agli occhi vidi, lo giuro
immagine sì tetra che ancora mi figuro
albero era lì, coperto e morto
d'un manto che un tempo
forse era smeraldo
ed ora non era niente
fuor che polvere al vento
il legno era scuro
e i rami protesi all'infinito
parevan congedare
un passato ormai lontano...

Girai il mio capo
verso altra direzione
ma poi che udii voce
da esso scaturire
ripresi la mia via
strada a salvazione:
- Oh, giovine anima sì persa
perché tu corri qua in questo vasto
spazio e non resti in mondo
dei vivi che mi piacque...
bevevan mie radici dolci acque
un fiume vide me per farsi ombra
mentre suo liquido fluido
in me scorreva
come nel fiume di sopra detto
le foglie mia gittavan l'ultimo saluto
a quello che fu loro bel corpo
così io ebbi la sfortuna
di vedere tutti i miei compagni
cadere ad uno ad uno...

Tal sofferenza mi giunse quando
il fiume, mio nutrimento, perse
la speme di vivere e scorrere
e mi ritrovai perduto
senza più acqua fresca e chiara
che pria faceva di me viva presenza
così morii seccato dal vostro
astruso volere
senza speranza più di vedere

La sostanza che mi scorre nelle vene-.

 

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