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Vegliardo Piacere

Un infante piacere che sorseggia
il diletto di un infinito onirico.
una cadenzata gioia che non si soddisfa
di spirare in gelide e raggrinzite fauci.

Anelito strozzato da infingardi inganni
come riverbero debole, intestardito da una coltre di nubi
che trillano in cieli cupi e crespi
quasi come a voler serbare memoria di loro.

Ed il mio vuoto è letizia infinita
che solo un tuono incastonato
in minuti fili di rame e d'argento
può scostarmi a vita intera.

Vitalità esanime di tutto ciò che ho accanto
e che, come fiacco soffio, abiura
il suo principio fautore per congiungersi
a principi soltanto da oscurità partorite.

La cupidigia bruna, brulica la brama di bronzei abeti
che ordiscono sottili trappole dorate.

E la rivalsa copre il crespo corpo
di un animo stolto, stracciato e stremato.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 30/06/2013 09:26
    un esercizio di scrittura creativa che potrebbe essere un buon spartito dove mettere un po' di emozione...

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