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Tut: il bambino Faraone

Nella valle dei Re dove l'occaso del sol si nasce
la rotta roccia scolpita colorata non pace né quiete
eterna, qual quel dì lontan la pietas sì volle, dona
alla piccola mummia un dì corpo del Faraon bambino
che trasparente teca tiene ed alla vista ai violator
del suo infinito sonno oggi me compreso s'offre.
e mentre scorre con lento passo la lenta teoria
del guardian la man lesta al venal tributo s'offre
suo quel furtivo raggio di torcia su occhiaie vuote
dal buio a risvegliar e a occhi impietosi offrir
e a Tut un dì potente oggi povere ossa rendere
continua e ripetuta offesa. Giusto mi chiedo
turbar dei morti il sonno nel nome della storia?
mi sovvien l'urna dei forti in Santa Croce.. lì più rispetto!

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 11/07/2013 12:08
    Sempre personalissime le tue poesie, per tema e forma poetica adottati...

3 commenti:

  • Antonio d'Abbieri il 07/05/2015 13:40
    La sensibilità del poeta ha focalizzato un tema di così grande rilievo.. da passare del tutto inosservato.
    Ciao e grazie
  • Alessandro il 11/07/2013 17:33
    Linguaggio d'altri tempi per una favola che rievoca una maestosa antichità.
  • Anonimo il 11/07/2013 10:55
    particolare sia il contenuto che la forma, ma molto interessante, bravissimo

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