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El purtava i scarp del tenis a enzo jannacci

Mai ti amerò compiutamente
Milano che a me si offrì estatiata culla
germoglio soave e fedel custode
di suggestioni che mi dipinsero artista.
Carezza rinfrescante fossi
del cammino che mi conduceva
tra le braccia profumate della medicina
cesellavano l'impronta d'un indelebile sorriso
le guglie superbe del Duomo
da cui la Madonnina donava
come pioggia di intangibili cristalli
lo scintillio dell'orgoglio meneghino.
Gli occhi serra, ragazzo,
e udrai il fruscio impalpabile e sovrano
dei Navigli che cantai
preghiera contrastata dell'uomo
che si maledice ma sempre risale
ti sembreranno quei passi vergati
da incontaminate Scarp de tenis,
è una scienza inebriante
questa strenna del ridere facendo ridere
fiume che bacia le rive
di note goliardiche di pianoforte
e d'una voce di natural facezie.
Complice ci attenderà, Giorgio
lungo i bastiun e el curs de Porta Rumana
il tram di sorrisi su cui le nostre arti
viaggiarono a lungo insieme.
Sempiterno suonerà
tra la Scala che riluce di maestà
e i dolci brusii della galleria
il nostro volo di milanesi
che non dimenticheranno
né si lasceranno dimenticare.

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 22/07/2013 22:44
    Grazie Cristiano. Enzo, era semplicemente un genio.
    Buona serata!
  • cristiano comelli il 22/07/2013 21:37
    Grazie Paola, di Enzo Jannacci è bene ricordare anche altri aspetti della sua inimitabile poliedricità. Medico chirurgo con due lauree in tasca, specializzazione con l'equipe del re dei trapianti di cuore Christian Barnard, istruttore di karate. Al figlio Paolo ha trasmesso tutto il talento musicale di cui disponeva, non gli ha trasmesso, invece, e su quello non vi si può fare nulla, la vena goliardica. Paolo è molto preparato, l'ho sentito suonare più volte, è un musicista con la emme maiuscola ma non potrà mai essere un istrione come suo padre. Ma al di là di questo, vorrei ricordare anche il Jannacci profondamente attento al sociale, quello di "El purtava i scarp del tenis", a tutt'oggi il brano che di lui prediligo per la profonda umanità mista all'inimitabile fare scanzonato che solo lui sapeva incarnare così bene, il Jannacci che, in un festival di Sanremo tutto luccichii ed evasione, porta due "cazzotti nello stomaco" come "Se lo dicevi prima" sul dramma della droga e "La fotografia", splendido e struggente testo di un figlio di mafioso assassinato di cui il sangue fu presto lavato via. Non ci sarà un altro Enzo Jannacci, è unico e resterà tale. ALmeno nel mio cuore di milanese come lui onorato di condividere con lui una milanesità di cui lui, e altri, mi hanno reso orgoglioso. Vorrei qui ricordare anche almeno altri due poeti della milanesità non pià tra noi, uno è Giorgio Gaber e l'altro è Walter Valdi. Miti veri e proprii di una Milano che non può andare disperdendosi tra le spire di una modernità obliante. Ciao e grazie.
  • Anonimo il 22/07/2013 17:05
    È stato un cantautore, cabarettista e attore italiano, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra...
    Bella Poesia Cristiano... quanti ricordi di Enzo...

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