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Gemiti nell'asfalto

Mi scelse, la strada
in un istante di contorni orfano
di drammi incalcolati
avidamente complice.
Correvo nel sole,
correva il sole nelle mie vene
ancora troppo bambine
per scoprirsi grandi,
il sangue pronto era a trafiggere
come il più velenoso dei cecchini
i respiri che anelavo
a tenere a dolce, delicato battesimo.
I miei sogni rimasti sono
per sempre avvinti
e di gemito inconstastabile ricolmi
tra le labbra assassine e roventi
di quelle ruote
che controllo non ammisero
e non si ammisero;
mai la mia coscienza accesso avrà.
al nome e al volto
di chi fu tetro messaggero
evaso da nuvola feroce e vigliacca
che per sempre mi compresse il cammino;
lui solo saprà
gemito sepolto nell'asfalto
che la mia voce fanciulla e indifesa
più non dipingerà paesaggi di domani.
Padre mio
che di me scorgesti quanto mai immaginasti
il rantolio ormai estinto
scorgimi ora stella e preghiera
chè la tua coccola Beatrice
in te sempre sarà presenza
inestirpabile e vera.

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 22/07/2013 17:13
    Assistiamo spesso a fatti di questo genere, costretti a constatare che la giustizia non considera più la vita umana, come il bene primario dell'uomo.
    Oramai si uccide e non si va più in galera. Per cui, chi rifletterà più sulla gravità di quanto provocato? Nessuno.
    Addirittura si prendono queste persone come spunti pubblicitari e si dà loro l'opportunità per arricchire. La nostra è una società di valori economici, ma senza valori umani.
    Ciao Cristiano.

4 commenti:

  • Anonimo il 22/07/2013 22:19
    Mi fa piacere trovarmi sulla tua stessa lunghezza d'onda. Condivido in pieno il tuo pensiero.
    Del resto, la condanna per un reato dovrebbe essere la privazione di qualche cosa d'importante, come lo può essere la libertà.
    Questo per far sì che si mediti sulla sua importanza e sulla colpa commessa.
    Certo, tra dolo e colpa ci può essere differenza, almeno per un giudice, ma non per gli uomini.
    In fondo la colpa è molto simile al dolo, perché, almeno secondo me, presuppone la non attenzione che il buon padre di famiglia dovrebbe usare (naturalmente riferita a tutti indistintamente e non solo ai padri), sempre e comunque. E, come dici tu, la consapevolezza che guidare in stato di ubriachezza o sotto effetto di allucinogeni, è già simile al dolo, perché poco c'entra la casualità, dopo aver usato tutte le accortezze possibili e le premure perché un evento non si verifichi.
    Buona serata Cristiano.
  • cristiano comelli il 22/07/2013 21:46
    Chiedo scusa, all'interno della mia riflessione vi è una faccina sorridente che sicuramente ho inserito per errore di digitazione. Me ne scuso perchè, in tale riflessione, non vi era proprio nulla di cui ridere.
  • cristiano comelli il 22/07/2013 21:45
    Mi avvince molto questa condivisione di riflessioni che mi aiutano a crescere come persona. Pensa, Salvatore, un giorno mi accadde di partecipare a una serata in cui l'ospite d'onore era un magistrato del pool di Milano di cui non faccio il nome (non era comunque Di Pietro). A un certo punto presi la parola e gli feci notare l'inopportunità (non l'illegalità di sottoporre agli arresti domiciliari una persona che, guidando in stato di ebbrezza, aveva privato l'altra per sempre della sua vita. Mi rispose che vi era colpa e non dolo e non vi era l'intenzionalità, poi mi tolse il microfono. Senza lasciarmi il tempo di replicare che, sì, effettivamente può non esserci stata intenzionalità ma che comunque assumere certe sostanze psicotrope, come le chiama chi ama parlare difficile (non io) può mettere sulla strada di causare simili drammi. E nell'assumere sostanze l'intenzionalità vi è eccome, dunque si potrebbe parlare di intenzionalità indotta. Il magistrato preferì liquidare il tutto dicendomi che li volevo tutti in galera. Ma giammai. Io sogno solo uno stato nel quale, come diceva Cesare Beccaria, alla gravità dei delitti corrisponda in proporzione una pena. E non mi sembra vi sia corrispondenza tra la gravità di lasciare un cadavere per strada senza per giunta soccorrerlo e lo starsene comodi in poltrona a casa di chi ha causato tale dramma, ancorchè sia agli arresti domiciliari. Questo, dico la verità, mi fa sentire la magistratura come distante dal vivere civile. Ne ho profondo rispetto per l'elevata funzione istituzionale che ricopre ma non posso sposarla su questo versante. Ciao e grazie.
  • cristiano comelli il 22/07/2013 16:22
    La poesia è in memoria di Beatrice Papetti, la ragazza di Gorgonzola barbaramente investita da un pirata della strada che ora si trova agli arresti domiciliari. Tutta la mia vicinanza alla sua famiglia e soprattutto a quel padre costretto dal destino a vedere il sangue del suo sangue trasformato, in un attimo di follia, cadavere.

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