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Zoo

Odorano le gabbie e odora l'erba
di fremito di liberta
di ribellione istintuale
primitivo bagliore
a rimpiangere una terra
abissalmente lontana
da quel cuore che possediamo
pur non sapendolo chiamare cuore.
Guarda, bambino,
l'orgoglio intangibile e regale
della tigre che spaventa il vento
amorevole battito di felino
cui strapparono ignobilmente
radici e suoni indigeni.
Lo scorgi, laggiù,
il tuonare ancestrale del leone,
intrisa ha la criniera
di inafferrabile nostalgia,
ruggito possiede
che se ben saprai ascoltare
ti sembrerà poesia.
Ascolta il ribelle fruscio
del serpente a sonagli
che l'erba fende
pavoneggiandosi al sole,
sorridere puoi, devi
allo scanzonato dimenarsi
di macachi e scimpanzè
di cui forse un po'fratelli e parenti
fummo e siamo.
Il trillare sciabordante odi
delle anatre che baciano il laghetto,
inchinati alla maestà ricolma di bontà,
dell'elefante dalle poderose zanne.
Ti scorgerai allora soltanto
animale che in mille animali dimora
il loro cuore, come il tuo,
capace è di sentire
il canto inebriante dell'aurora.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Vincenzo Capitanucci il 23/07/2013 09:43
    Bellissima Cristiano... anche noi siamo in uno zoo... ognuno chiuso nella propria gabbia... e non c'è ne siamo nemmeno accorti...
  • Anonimo il 22/07/2013 16:57
    Lo zoo è proprio l'espressione di quello che siamo capaci di creare noi umani.
    Per la nostra utilità, diamo da mangiare agli animali, ma li proviamo della libertà e dell'istinto, riducendolo in cattività, con la scusa di salvaguardarli.
    Un po' come hanno fatto con gli indiani d'America, chiusi in riserva, dopo averli defraudati di tutto.
    Sempre profondo Cristiano, ciao.

1 commenti:

  • cristiano comelli il 22/07/2013 21:31
    Sì, direi di essere ancora una volta sulla tua lunghezza d'onda. Gli zoo ci possono suscitare divertimento e ilarità quando siamo in tenera età, dopo, a me personalmente, ha suscitato soltanto una grande tristezza, con gli animali posti in vetrina (gabbia, ma è per rendere l'idea) per essere guardati con un senso di superiorità e talora di pietismo che li mortifica nella loro dignità. Dipendesse da me, io abolirei senz'altro gli zoo. E allo stesso modo sposo la crociata di chi si oppone alla permanenza degli animali nei numeri circensi, usati per il pubblico divertimento e poi gettati via come stracci quando sono troppo vecchi. Ricordiamoci, come già ricordava Aristotele, che anche l'uomo è un animale, di conseguenza la mortificazione della dignità a cui sottoponiamo gli animali sono qualcosa a cui sottoponiamo anche noi stessi. E noi ci vogliamo talmente bene da voler infliggerci continui colpi alla nostra dignità? Non credo, non voglio crederlo.

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