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Rivoluzione industriale

Dal grembo scalpitante germogliai,
di due madri
che all'invisibile strisciare della storia,
dignità e linfa sottrassero,
velocità e produzione avevan nome,
e la missione scolpita nel respiro:
affiancare le persone,
oltre le persone andando,
sbuffanti, poderosi marchingegni addestrati
a recitare la laica, stritolante preghiera,
al dio silente e matematico
dell'efficientismo e del mercato.
Mortale fu e sa essere il pensiero
che l'idea del lavorare comprime
a un esile bottone da schiacciare,
mi rivela lo specchio del progresso,
svergognato automa
che a null'altro mai più dovrà pensare,
che a una semplice leva da spostare.
Imprigionato è sempre il mio sudore,
ostaggio inascoltato ormai,
di questa macchina
e del suo accecante, impersonal bagliore,
nel lago avverto di annaspare
abulico e impotente
dell'urlante equilibrismo
d'un malinteso e malimpersonato capitalismo.
Sarà forse questo, caro cuore
il prezzo da dover pagare,
per l'operaio orgoglioso
che umiliato e stanco si ritrova
come il suo vecchio cartellino da timbrare?
Quanto vicino è il pendio traditore
di quel confine tra dignità e non dignità
cui il mio ormai indiretto produrre mi conduce,
l'impronta occultandomi per sempre,
della mia competenza e creatività?
Si rinchiude ombroso il sorriso,
come i cancelli della fabbrica
al ritmo del canto sciabordante della sera,
traccia e strada è quella sola stella
che mi nutre d'empito marxista.
Che il lavoro possa essere poesia,
non ostaggio di una sorda borghesia,
che più non sia un miraggio straordinario,
percepire un equo salario.
La chiameranno forse ideologia,
forse banal sovrastruttura,
ma sempre io la vedrò e concepirò
come spada per trafigger la paura.
Macchinario, mai saprò io maledirti
creatura cesellata
dalla nuova economia,
ma lotterò, star certo tu ne puoi,
perchè il posto mio sempre sia valore,
e non la firma incandescente,
sulla vita d'un uomo
che lento e ignaro muore.

 

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3 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Anonimo il 14/09/2013 06:17
    apprezzata, complimenti
  • ciro giordano il 28/07/2013 10:29
    davvero importante, a tratti commovente, questo tuo intervento... Il vecchio Chaplin lo aveva profetizzato in "tempi moderni", tutto questo crollerà semplicemnte da solo, come un castello di carte da gioco... complimenti
  • Anonimo il 28/07/2013 08:10
    Inno alla dignità straordinaria del lavoro, da parte di un Cultore ancora appassionato dei <valori della Sinistra", ora più che mai davvero essenziali per la Vita, non di rado la sopravvivenza di tanti... di troppi!
    In sintonia profonda.

3 commenti:

  • Anonimo il 28/07/2013 13:24
    L'alienazione e l'abdicazione dell'Uomo alle macchine ben delinea la capacità che egli ha, di costruirsi con le sue mani le piú orride prigioni in un processo di automortificazione ed autodistruzione che sembra dissennato ed inarrestabile. Bravo. :LIAN99
  • cristiano comelli il 28/07/2013 12:12
    Grazie per i commenti, ho semplicemente cercato di immedesimarmi nella situazione di un operaio che si trova a vivere (oggi, ahimè, con la crisi occupazionale che regna sovrana, un po' meno) il tormentato rapporto uomo- macchina. Quanto alla dignità del lavoro cui Vera opportunamente fa cenno, essa si trova scritta certamente in alcune opere monumentali tipo "Il Capitale", alla cui lettura, per doverosa apertura culturale, mi sto accingendo (poi con che risultati lo dirò più avanti) ma prima ancora nell'articolo 1 della Costituzione Italiana dove si afferma, lo sapete meglio di me, che "l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro". Ora, io non sono tra coloro che demonizzano il ruolo delle macchine e della tecnologia, è indubbio che in alcuni casi essa abbia portato un miglioramento nell'economia e nella vita sociale (come ci si curerebbe da certe patologie cardiache se non fossero stati inventati i pace-maker, per esempio, e, tanto per restare nell'ambito della scienza medica, pensiamo agli apparecchi per la risonanza magnetica). E anche nell'industria la macchina ha assunto un ruolo importante, ma il punto è qui. Dignità e buon senso insegnano che la macchina è figlia dell'uomo e non viceversa. Il rapporto non deve dunque essere invertito per nessuna ragione pena, appunto, come spero di avere chiarito nella mia proposta, l'immiserimento della dignità dell'uomo. E purtroppo si è assistito non di rado a questa inversione di ruoli che ha inferto alla dignità del lavoro e di chi lo svolge un colpo che non vorrei definire mortale ma che è molto vicino a esserlo. E questo non deve avvenire. La macchina nasce con l'uomo, non potrà mai essere che dalla macchina nasca e si sviluppi l'uomo che poi per causa di questa stessa macchina viene impietosamente gettato via. Grazie di nuovo e una buona giornata.
  • Eugenia Toschi il 28/07/2013 09:37
    la dignità del lavoro che non dovrebbe mai mancare per la sopravvivenza e il progresso di tutti..."anche senza bandiere e colori, uguagliaza e diritti equi.
    Apprezzata.

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